8 luglio 2007

“……UN CASO DA 4.000.000/00 (QUATTROMILIONI/00) DI EURO !..!..!...”

                                               Risultati immagini per fera agostino immagini
Biagio Spadaro-Fera Agostino

La cifra, si presume quantificata dopo l’elaborazione di sofisticati calcoli che tuttavia sfuggono ai parametri codificati nella moderna letteratura civilistica, è risultata tonda, senza decimali. L’ha stabilita il procuratore della Repubblica di Ragusa Fera Agostino, che ha chiesto al Tribunale di Messina, oltre all’immediato oscuramento di questo sito internet www.giustiziaesfatta.com, il pagamento della somma di E.2.000.000,00. Questa cifra, sommata agli E.2.000.000,00 richiestigli riconvenzionalmente dall’ex Direttore del Carcere e Cons. Prov. Avv. Biagio Spadaro, fa lievitare il “valore” della controversia a quattromilioni di euro, né più, né meno.
 
(I numeri progressivi che il lettore riscontrerà nel corso della narrativa dei fatti, ne indicano le fonti di prova, che ne sono parte integrale, a disposizione di chiunque volesse visionarle ed estrarne copie,  il cui elenco è riprodotto in calce a questa pubblicazione)

Mantenendo fede a quanto riportato sulla home page di questo sito “Raggiunti gli obiettivi esposti nella pubblicazione visibile cliccando sul titolo a margine "22) CASO FERA-SPADARO. Lettera aperta dell'ex Direttore del Carcere di Ragusa e Cons. Provinciale Avv. Biagio Spadaro, oggi dirigente regionale e provinciale del P.d.C.I. (8.2.2007)"questo dominio, che con oggi chiude sul caso Fera-Spadaro, limitandosi a riportarne quanto sarà ufficializzato dai competenti tribunali a carico di entrambi ed a reagire a pubbliche dichiarazioni e nuove denunce del Fera, si occuperà esclusivamente di fatti congeniali all'autore, sicuramente più gratificanti per i visitatori e non anche dell'aridume al quale è stato costretto sin qui, nel pieno diritto-dovere di replicare alle pubbliche accuse lanciategli dal procuratore Fera a far tempo dal 1992 e difendere se stesso e le cariche Istituzionali ricoperte di Direttore del Carcere di Ragusa e Consigliere Provinciale, in relazione ai fatti storici accaduti nell' esercizio delle loro rispettive funzioni (31.03.2007)” e poiché compulsato da più parti, non ultimi Dirigenti Politici ed Amici dei Lions  Clubs di questa provincia, s’impone di precisare i termini della citazione del Fera e della riconvenzionale dello Spadaro.

Il Dott. Fera, procuratore della Repubblica, seppur resosi conto del feroce accanimento giudiziario rammostrato a carico del Dott. Spadaro, anzi proprio in quanto si è reso conto degli effetti dannosi irreversibili che ha cagionato alla sua salute ed alla sua carriera, a causa delle calunnie di cui è stato bersaglio privilegiato sin dal 1992, allorché, il Fera, ancor neoprocuratore, e lo Spadaro direttore del carcere, questi gli rifiutò di continuare a riservare ai capi clan “Dominante- Carbonaro” all’interno del Carcere di Ragusa, quegli stessi trattamenti di favore che venivano loro asseritamente forniti per interposta persona dal precedente direttore (suo intimo amico), così come accertato in dibattimento nel p.p. n. 608/98 RGNR presso il Tribunale di RC. e pubblicato e documentato in questo sito, fa, come sempre, la prima mossa all’insegna del ribaltamento dei fatti, alzando una cortina fumogena predestinata a dissolversi ed a materializzarsi in un vero e proprio boomerang.  
Egli, all’indomani dello scadere dei benefici dell’indulto (2 maggio 2006), sferrava un attacco a fuoco incrociato su più fronti, all’indirizzo dello Spadaro, con una serie di pazzesche querele ripetitive dei medesimi fatti, rivolte a varie Procure della Repubblica (1) e ad altre Autorità Giudiziarie che a queste le avrebbero trasmesse e dulcis in fundo, lo citava civilmente presso il Tribunale di Messina, ove proponeva, ossessivamente, richiesta, sia in sede civile che penale, di oscuramento di questo sito, rovesciando l’analisi di fatti storici, questi sì aderenti a quanto accertato a suo carico nelle competenti sedi giudiziarie, i cui atti, in mancanza di sentenze penali di condanne, mai intervenute a carico di entrambi, costituiscono gli unici elementi probatori sui quali il Giudice adito dovrà fondare il suo giudizio, con l’aggravante che l’unico degli innumerevoli procedimenti penali che il Fera si autoassegnò (che pone falsamente a base della dichiarata inimicizia) riuscendo a fare processare il Direttore Spadaro, nella veste, per “abuso d’ufficio” ( con quanto di devastante per l'Istuzione penitenziaria Ragusana e per il suo Direttore, si scatenò sui mass-media) si fondò, ad essere generosi, su errore documentale, ed, a pensar male, sulla corruzione di atti giudiziari (30).
Le indagini ( iniziate dal neo procuratore Fera, rinfocolate 45 giorni prima dell’elezione del 1994 a Cons.Prov. dello Spadaro e conclusesi alla vigilia delle votazioni) puntavano alla continua denigrazione dell’immagine del Direttore del Carcere di Ragusa, agli occhi dei suoi amministrati, detenuti compresi, con minacce di imputazioni ed arresti agli uni, tra cui un’infermiera gravida (2) ed agli altri, se non avessero confermato quanto propinato loro e senza l’esito sperato.
Nonostante i metodi inquisitori da dittatura nazi-fascista, nonostante il primo infarto acuto del miocardio inferto allo Spadaro nel 1992 (3), con conseguente dispensa dal servizio per infermità (4) del marzo 1996 (anno a partire dal quale la cardiopatia è andata progressivamente peggiorando, con successivo infarto del 1999 (3) ), nonostante le cardioversioni e gli interventi di angioplastiche con applicazione di stents  nel 2002 (5), lo Spadaro venne assolto. Tuttavia, il procuratore Fera ebbe la tracotanza di farne appellare la sentenza assolutoria, con motivi d’appello che sarebbero risultati “documentalmente smentiti” nella sentenza corfirmatoria della Corte di appello di Catania n.173 dell’11.2.1997(6).
Tutti fatti, questi appena narrati, sui quali lo Spadaro, aveva collocato una pietra tombale per evitare un trasferimento che l’avrebbe riallontanato dalla moglie e dai figli, fatti denunziati solo dopo la dispensa dal servizio di Direttore Coordinatore di Istituti Penitenziari.
Da Consigliere Provinciale denunciò ripetutamente la malagestione della cosa pubblica e l’omesso controllo della Procura della Repubblica, ed in particolare la contiguità tra gli affari del Presidente della Provincia e l’impunità offerta dal Fera al Presidente Mauro fino ai suoi arresti, in cambio di incarichi professionali ed appalti di OO.PP. a suoi amici e/o consoci Lions, a tutt’oggi impuniti (leggansi i precedenti articoli, cliccando in prima pagina sui titoli: “Oliviero Diliberto , Cosimo Sgobio e Gabriella Pistone: "rimuovere il procuratore Fera"(07.10.2005)”. – “La genesi del caso "Fera" è negli atti prolusivi agli arresti del presidente Mauro(20.10.2005)” – “Come il Fera beffò il Procuratore Generale della Repubblica di Catania Dott. Di Mauro(05.05.2006)” – “Il P.M. Dr. Emanuele Diquattro vittima inconsapevole della diabolica corruzione di atti giudiziari concepita dal Fera ed eseguita dai suoi complici per soffocare lo scandalo che l'avrebbe travolto insieme ai suoi amici coindagati e consoci Lions (21.06.2006)”. Tutti fatti, i suddetti, documentati ed in atti a più fascicoli penali, che vedono oggi il Fera imputato di reati che vanno dall’abuso d’ufficio, alla calunnia aggravata, alla diffamazione aggravata in danno dello Spadaro, oltre ai reati di favoreggiamento personale ed abuso d’ufficio, per fatti non attinenti a quello in argomento (omicidi Tumino-Spampinato).
I punti di forza, o meglio di debolezza, su cui fa leva il Fera in detta citazione, trasformandosi da carnefice in vittima sono rappresentati:
a) dall’essere lo Spadaro imputato di calunnia in suo danno, in un procedimento penale pendente presso il Tribunale di Reggio Calabria, il n.608/1998 RGNR, che affonda le radici  nella “persecuzione farneticante” che lo Spadaro avrebbe posto in essere  nei suoi riguardi, da quando egli, da procuratore della Repubblica di Ragusa, fu costretto a sottoporlo, autoassegnandoselo, “all’unico procedimento penale attivatogli per fatto accaduto nell’esercizio delle sue funzioni di Direttore del Carcere di Ragusa, e che, per altro, ebbe una conclusione favorevole per lo Spadaro, sia pure ai sensi dell’art.530cpv. c.p.p. “

b) dall’avere, lo Spadaro pubblicato i fatti prolusivi e conseguenti a detta persecuzione, nel suo sito www.giustiziaesfatta.com, di cui chiede l’immediato oscuramento più un risarcimento di E.2.000.000/00.

c) dall’avere, lo Spadaro, oltre a pubblicarla nel suo sito, inviato “una lettera, a tutti i soci e rappresentanti del Lions Club, da cui è stato espulso a causa di suoi certi comportamenti, che danno l’idea esatta della sua personalità, dei suoi sproloqui calunniosi e velenosi e del suo rifiuto a sottoporsi al giudizio dell’Autorità Giudiziaria” (parole testuali di Fera).

Lo Spadaro reagiva rimettendo nella giusta posizione i fatti rovesciati dal Fera: citandolo in via riconvenzionale a risarcirlo della medesima somma, per cui sarà prossima udienza nel novembre 2008, oltre ovviamente a controdenunziarlo per “calunnia aggravata”, “diffamazione aggravata” ed “abuso d’ufficio” alle stesse Procure della Repubblica presso le quali era stato querelato dal Fera, che hanno attivato altrettanti procedimenti penali a suo carico, indagandolo per detti reati, in aggiunta a quelli già pendenti a suo carico, per reati gravissimi, tutti conseguenti ad altrettante sue denunzie a carico dello Spadaro, definite con archiviazioni. Naturalmente, secondo un copione già precedentemente sperimentato e denunziato dallo Spadaro, suddette querele del Fera per diffamazione e la citazione civile, maturavano tutte ad arte, nel periodo immediatamente antecedente alle scorse elezioni provinciali e politiche (maggio 2007), per impedire allo Spadaro di candidarsi e minarne ulteriormente la sua salute: obiettivi centrati in pieno, con la sofferta rinunzia alla proposta candidatura e l’ulteriore deterioramento della cardiopatia (7) e della qualità della vita, causata dallo stress per difendersi dalle aggressioni e dalle calunnie, come sopra, poste in essere dal Fera, grazie all’apparato di cui dispone, standosene comodamente seduto a scranna; ed è anche questo uno dei tanti, troppi motivi per cui vuole permanere ad oltranza nella sede che occupa scandalosamente da 40 anni e nonostante un’interrogazione parlamentare pesante come macigno che ne chiede la rimozione (8), dichiarando fra l’altro, nell’intervista rilasciata a “La Città” n.24 del 19 novembre 1995, esaustiva della sua forma mentis “ Ho chiesto il trasferimento molte volte. Sarei potuto andare a fare il procuratore aggiunto a Firenze e il capo a Treviso”. Intervistatore “Però all’ultimo momento ha sempre rinunziato” Fera: “Si, per non dare adito ai miei denigratori di poter dire di avermi fatto fuori” (9).
Ma la sua speranza in un ulteriore infarto, finalmente letale, almeno per ora ed ancora una volta è stata frustrata. Forse il Fera sconosce che oltre alla legge degli uomini, di cui sin qui si è avvantaggiato in virtù della sua carica, esiste anche quella “divina” e del “contrappasso” e mi auguro che possa vivere a lungo per subirle  entrambe.
 

Premesso che:
 - * ad attestazione della superficialità ed estrema leggerezza con cui il Fera cita lo Spadaro, basterà considerare che l’ unico atto di citazione da egli posto in essere nel corso della sua vita con richiesta risarcitoria di E.25.000,00  (oltre a quello a carico del Fera, con risarcimento da quantificarsi a discrezione del Giudice, lasciato decadere in mancanza di sentenza di condanna non ancora intervenuta (10) ), è relativo alla causa civile in corso n.1330/06 presso il tribunale di Ragusa (Giudice Dott. Salvatore Barracca), attivato dopo la condanna penale (che ne autorizzava il risarcimento per le vie civili) del Tribunale di Messina con sentenza n.1873/02, della Corte di Appello di Messina con analoga sentenza n.1555/2004 ed in via definitiva con sentenza della Suprema Corte di Cassazione del 12.12.2005 R.N.R.G. 11089/05 per il reato di “diffamazione a mezzo stampa” consumato dal sen. Mauro Giovanni, già presidente della Provincia di Ragusa e deputato e già coindagato insieme a Fera Agostino ed altri (11) nel procedimento penale pendente presso il Tribunale di Reggio Calabria n.608/98 R.G.N.R., cui fa riferimento il Fera nel suo atto di citazione. Suddetta cifra è la stessa, liquidata per le vie civili dal predetto Giudice Dott.Barracca con sentenza n.360/2004 del 22 maggio 2004, all’On.le Giorgio Chessari ed all’Avv. Giuseppe Barone per le identiche, medesime diffamazioni, come sopra lanciate contestualmente dal Mauro anche all’indirizzo dello Spadaro. Ciò, tradotto in cifre, significa che il procuratore Fera, preposto alla miniprocura della provincia di Ragusa che dispone di un’altra miniprocura a distanza di 12 km. (Modica), i cui abitanti dei dodici comuni dell’intera provincia corrispondono a quelli di un quartiere di Catania, con la sua richiesta risarcitoria  di E.2.000.000/00, si è autoassegnato, bontà sua, un valore di 80 volte superiore a quello di ciascuno dei suddetti, me compreso. In buona sostanza il Fera presume di valere da solo 20 volte più di tutti quanti i suddetti e se fosse possibile scambiare la sua carica con quella del sen. forzista Mauro Giovanni, la casa delle libertà guadagnerebbe di colpo 80 Senatori ed il Presidente del Consiglio dei Ministri On. Prof. Romano Prodi potrebbe recarsi dal Presidente della Repubblica e rassegnare le dimissioni; e, sic stantibus rebus, se il Fera, facendo un salto di qualità, transumasse nel centro sinistra, consentirebbe all’attuale Governo di concludere la legislatura, ingraziandosi le simpatie di tutti quei deputati del centro destra e del centro sinistra, che nell’incertezza di essere rieletti, auspicano il superamento di ½ del mandato elettorale, utile ope legis all’incasso dei succulenti benefici previdenziali ed assistenziali.
Motivi per cui, la citazione del Fera, tecnicamente fondata sul nulla, non può che essere classificata come elemento a sovraccarico del perdurante accanimento giudiziario, mirato al raggiungimento degli obiettivi suddetti e come tale è stata rassegnata dallo Spadaro, alla Procura della Repubblica di Messina. Mentre, non può non sottacersi, come la conseguente citazione riconvenzionale dello Spadaro, per adeguarsi alla sua richiesta, avrebbe dovuto essere di 100.000.000/00 di Euro con versamento all’erario dell’afferente tassa, sulla restante somma di 98.000.000/00. Per cui lo si ringrazia per avergli offerto a sue spese un’occasione tanto inaspettata, quanto provvidenziale che consentirà al Giudice civile, in mancanza di sentenze penali, di decidere sulla base delle prove prodottegli, di quantificare gli enormi ed irreversibili danni che lo Spadaro subisce da 15 anni e di continuare a far godere ottima salute al sito www.giustiziaesfatta.com , nonostante i potenti virus che gli vengono continuamente iniettati. Il Fera è ben consapevole che tutto quanto lo riguarda, in esso riportato è verità storica che lo vede protagonista d’eccellenza e costituisce un’infinitesimale parte degli atti giudiziari, dallo Spadaro già forniti integralmente al Sig. Procuratore Dott. Luigi Croce, che ben conosce i fatti sin dal suo insediamento presso la Procura di Messina, che li avrebbe trasmessi a quella reggina per il coinvolgimento dell’allora procuratore Zumbo Antonio e del suo vicario Romano Vincenzo. Atti divulgabili ai sensi di Legge in quanto estratti dal fascicolo del dibattimento del Proc. Penale presso il tribunale di Reggio Calabria n.608/98 R.G.N.R. (si pensi che l’incartamento del fascicolo del Pubblico Ministero, odierno coindagato dalla Procura di Catanzaro, è di circa 10.000 pagine), con la delicatezza che ha voluto usare di ometterne i nomi delle altre persone coinvolte, in quanto provatamente tutte vittime del Fera ed alcuni passaggi ed espressioni forti ad egli riferiti, e non certo per rispetto alla sua persona, ma alla carica Istituzionale ricoperta. In detto sito, non c’è un vocabolo, un concetto, un fatto, che non sia contenuto negli  atti dibattimentali suddetti. Se poi si considera che nelle suddette pubblicazioni relative al Fera, è ripetutamente riportato:“atti divulgabili ai sensi di Legge, in quanto estratti da atti processuali dibattimentali”, si ha ulteriore prova del come il Fera, ben consapevole della  innocenza dello Spadaro e della sua reità, lo abbia citato, al premeditato fine arrecargli danno ingiusto e di trarne i denunziati vantaggi patrimoniali e penali;
-*) il dominio www.giustiziaesfatta.com  di cui lo Spadaro ha chiesto l’attivazione il 18.10.2005  (12), in testa alla prima pubblicazione di dopo un mese circa, reca la scritta“Articoli pubblicati su Indymedia”,  significando che per quanto riguarda le pubblicazioni relative a Fera Agostino (il sito, com’è verificabile, si occupa anche di genealogie ed altro) è un contenitore della raccolta organica dei medesimi scritti, in gran parte pubblicati ancor prima della sua attivazione, su http://italy.indymedia.org a far tempo dal 15 maggio 2005 e tutti (compresi quelli successivi all’inaugurazione) ivi ancora esistenti e leggibili (esemplificativamente, tra le fonti di prova, se ne allega il primo, estratto l' 8.7.2007 (13) ). Il che manifesta ancora una volta l’intento calunnioso, persecutorio ed intimidatorio del Fera nell’aver chiesto l’oscuramento del dominio dello Spadaro e non anche l’espunzione delle medesime pubblicazioni da “indymedia” e nell’aver citato civilmente solo lo Spadaro e non anche il suo provider e quello di “indymedia” e nell’averlo citato all’indomani della scadenza dei benefici penali e civili dell’indulto, per le stesse presunte diffamazioni, che pubblicate ed in bella vista da circa un anno, non lo avevano per nulla disturbato.  
*- allorché rovesciando i fatti si professa in atti giudiziari e pubblicamente “vittima di persecuzione dello Spadaro” (14) producendone a sostegno, certificati contenenti iscrizioni di notizie di reati (15), relativi alle denunzie dello Spadaro a suo carico, omette maliziosamente di specificare che trattasi di controdenunce fattegli in perenne stato di legittima difesa ad avvenuta archiviazione delle sue, non rendendosi ancora conto di squalificarsi ulteriormente agli occhi dei Ragusani, atteso lo status di pensionato dell’uno svuotato di poteri e quello suo, di procuratore della Repubblica, pregnante di prepoteri, usati, nella fattispecie disinvoltamente, per usare un eufemismo.
 *- il Tribunale di Palermo, dopo averlo imputato di “calunnia”con corposo ed analitico decreto (16), conseguentemente ad una sua querela per diffamazione a carico dello Spadaro ed archiviato il caso con successivo scarno decreto fondato esclusivamente su un accertato errore del G.I.P.(17),  ne trasferiva gli atti alla territorialmente competente Procura di Messina, in ordine ai residuali reati di false dichiarazioni in atti giudiziari ed abuso d’ufficio, per l’ulteriore corso, per cui pende procedimento penale in cui egli Fera è imputato altresì dei reati di diffamazione aggravata e calunnia aggravata (proc.pen. pendente N.2874/2006 R.G., unito insieme al proc. pen. n.1185/2006 R.G.N.R. , al proc. pen. n.124/2006 R.G.N.R.  G.I.P D.ssa Daria Orlando , per i reati di calunnia aggravata e diffamazione aggravata a carico del Fera, Parte Offesa Avv. Biagio Spadaro) ;

*- l’intero contenuto dell’astiosa citazione del Fera, pregnante di falsità e di “calunnie” ( *non è vero che la ricusazione dello Spadaro della VII° Sezione della Suprema Corte di cassazione in quanto ne faceva parte il Cons. Antonio Zumbo, già coindagato del Fera, fu “ovviamente senza successo”, infatti a decidere fu la VI° Sezione, come si assume contraddittoriamente nella citazione;  nè che lo Spadaro “si è fatto addirittura promotore dell’interrogazione parlamentare”, basta leggerne il contenuto per capire quanto ristretto ne sia lo spazio dedicatogli, e quanto ampio ne sia il ventaglio dei fatti e persone coinvolte; né che era “assolutamente infondata e comunque poi ritirata” , come dimostrano gli atti del Proc. Pen. pendente presso il Tribunale di Messina n.124/06 R.G.N.R., imputato Fera Agostino per i reati di cui agli artt.368 c.p., 595 c.p. e L.8.2.1948 n.47,  G.I.P. D.ssa Daria Orlando, Parte Offesa Avv. Spadaro (18); né che lo Spadaro “è divenuto rappresentante  in qualche modo della sezione di Ragusa del P.d.C.I.”, essendone stato componente del Comitato promotore per la costituzione del Partito dei Comunisti Italiani e responsabile Prov.le del settore Giustizia dal 25.11. 98 al 28.3.1999, data in cui fu eletto Presidente Prov.le  e subito dopo Componente della Commissione Regionale Antimafia, permanendo in dette cariche fino al 15.1.2004, da allora ne è stato V.Presidente della Commissione Regionale di Garanzia e componente della Segreteria Provinciale, dove è stato rieletto nel Congresso Provinciale dell’1 aprile 2007 e rieletto in data 22 aprile 2007, a conclusione dei lavori del Congresso Regionale ed alla presenza del Compagno Oliviero Diliberto, Componente del Comitato Regionale, che eleggerà i Componenti ed i Presidenti delle varie Commissioni Regionali; né che il sito www.giustiziaesfatta.com “è ad hoc dedicato interamente al Fera”, com’è immediatamente visibile visitandolo; né che lo Spadaro si sia “rifiutato a sottoporsi al giudizio dell’Autorità Giudiziaria”, non si vede come, non potendo essere da incensurato, un latitante, rimandandosi, per quanto concerne “la lettera a tutti i soci e rappresentanti del Lions Club” agli atti probatori contenuti al fascicolo del procedimento penale suddetto n.124/06 R.G.N.R. ), non poteva che essere firmata  dell’avv. civilista e penalista del foro di Ragusa Di Paola Carmelo, di cui si trascrive di seguito quanto già riportato in questo sito internet www.giustiziaesfatta.com a conclusione della pubblicazione dal titolo “Il P.M. Dr. Emanuele Di quattro vittima inconsapevole della diabolica corruzione in atti giudiziari concepita dal Fera ed eseguita dai suoi complici per soffocare lo scandalo che l’avrebbe travolto insieme ai suoi amici coindagati e consoci Lions (21.06.2006)”, che fa parte degli atti allegati alla citazione del Fera e di cui si consiglia la lettura:“Come l'avv. Dipaola Carmelo (fratello della vice Sindaco di centro sinistra del defenestrato Tonino Solarino, v.presidente del CORECO sotto la presidenza della Provincia del forzista Mauro con un appannaggio di lire centomilioni annue, oggi assessore designato dal ballottante a Sindaco del Centro Sinistra Ing. Poidomani e geniale patrocinatore delle crescenti vicissitudini giudiziarie del procuratore Fera, suo intimo amico e consocio Lions), sottrasse l'indagine su Mauro e complici alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania già investita del caso dal Cons. Spadaro e dal presidente del CONI Rosario Cintolo con la produzione delle fonoregistrazioni contenenti le accuse di Ignazio Parrino che avrebbe dovuto recarvisi l'indomani, facendolo deporre presso la procura del Fera e così mettendolo nelle condizioni per un verso di potere giustificare, annaspando, tutte le sue richieste di archiviazioni dei procedimenti penali su denunzie dei Cons. Provinciali Spadaro e ...omissis...a carico di suoi amici e consoci Lions (a tutt'oggi impuniti), per fatti diversi da quelli per cui Mauro e complici sarebbero stati arrestati e per l'altro di non essere arrestato insieme al Mauro a cui forniva l'impunità in cambio di incarichi professionali ed appalti di oo.pp. Un servigio grosso quanto una casa quello reso al fraterno amico Fera ed ai consoci Lions coinvolti nella vicenda dal Dipaola, oggi presidente dei probiviri della Banca Agricola Popolare di Ragusa della quale patrocina cause a carico di grossi azionisti che ne hanno denunziato al Fera il falso in bilancio finito nel nulla.” Fatti i suddetti denunziati ed in atti al fascicolo del procedimento penale Reggino pendente n.608/98/R.G.N.R., posto dal Di Paola a colonna portante delle richieste del Fera, in premessa alla citazione in parola;
*- detta azione sinergica posta in essere dal Fera tramite l’avv. DiPaola: giocare con due mazzi di carte civile e penale ed all’interno di questo con cinque mazzi di carte (tante sono le sue ripetitive querele, di cui è dato sapere sin qui allo Spadaro),  fu già sperimentata con lo scrittore dott. Carlo Ruta, giocando con tre mazzi di carte, allorquando per lo stesso fatto lo denunziava penalmente a Palermo sede dell’editore delle sue pubblicazioni, a Messina sede territorialmente competente in virtù della sua carica di procuratore e civilmente a Ragusa, nonostante il Ruta, da residente a Pozzallo facesse capo al tribunale di Modica, con ciò suscitando un’insurrezione mediatica dal nord al Sud Italia.
*- a null’altro è servita la strumentale “sospensione” dello Spadaro, dal Lions club di Ragusa host ad opera di un consiglio direttivo di cui fa parte il Fera, composto da 1/60° dei soci dell’intera provincia se non a cementarne i rapporti consolidati in vent’anni ed a riceverne la solidarietà con l’accettato invito dallo Spadaro, di adesione all’Unione Cavalleria Cristiana Internazionale, prevalentemente formata da Lions di tutt’Italia, mentre la lettera dello Spadaro ai consoci Lions fu un atto dovuto a salvaguardia e tutela delle cariche pubbliche rivestite, del proprio onore e dignità, dell’operato dei firmatari l’interrogazione parlamentare che si tentò di ridicolizzare, nel pieno diritto-dovere di difendersi dalle pubbliche calunnie lanciategli dal Fera;
*- l’avv. Biagio Spadaro incensurato, è personaggio noto e stimato anche in provincia di Ragusa, dove affondano le radici sue e dei suoi genitori e progenitori e dove è stato funzionario dell’Istituto Nazionale Assistenza Dipendenti Enti Locali per 10 anni, da cui si congedò da Direttore della Sede Provinciale di Oristano con attestato di lodevole servizio; patrocinatore legale; Docente di Diritto Penitenziario e Diritto Processuale Penale presso la Scuola Superiore di Servizio Sociale “Grimaldi Castro” di Modica (Università degli Studi di Messina); Direttore Coordinatore di Istituti Penitenziari dal nord al sud Italia, fino alla sua dispensa dal servizio del 19.03.1996 per “fisica inidoneità” (conseguente a “episodi recidivanti di fibrillazione striale in soggetto già sottoposto a duplice angioplastica transluminare e residua insufficienza coronaria ergometricamente evidenziata” accertata il 19.3.1996, causatagli dal folle accanimento giudiziario di Fera Agostino, a cui sarebbe seguito il 19.01.1999 “infarto acuto del miocardio”) dal Carcere di Ragusa, di cui aveva assunto la direzione nel 1990, avendo sempre riportato nel corso di tutta la sua carriera penitenziaria, la qualifica di ottimo col massimo punteggio ed aggettivazioni, oltre ad elogi, encomi e note di apprezzamento dal D.A.P., dai Procuratori Generali della Repubblica di Torino Dott. Mario Bongioannini e dal suo successore Dott. Severino Rossi, dal Comando Regionale degli Agenti di Polizia Penitenziaria del Piemonte, dal Procuratore della Repubblica di Saluzzo Dott. Aldo Ignesti etc… e da Direttore del Carcere di Ragusa, per restare in tema ed in loco, dal Prefetto Dott. A.Prestipino Giarritta, dal Comandante Provinciale dei CC. Col. Francesco Guarrata e dal Procuratore della Repubblica di Modica (19); componente della Commissione Regionale di Disciplina degli Agenti di Polizia Penitenziaria, con nomina del Ministero di Grazia e Giustizia D.A.P. ed analogamente Docente di Procedura Penale e Diritto Penitenziario ai sott’ufficiali degli Agenti di Polizia Penitenziaria frequentatori dei corsi per la nomina ad Ufficiali di Polizia Giudiziaria; Consigliere Provinciale capogruppo; candidato al Senato della Repubblica nel 1996, con la lista “Pannella Sgarbi” riportandone 3.770 voti, record a tutt’oggi imbattuto; Consigliere di Amministrazione di “IbleAmbiente s.r.l.” nominato dal Sindaco di Ragusa, in seno al quale sarebbe stato eletto v.Presidente, permanendovi fino allo scioglimento e liquidazione della s.r.l., del 2006; in atto neorieletto Dirigente Regionale e Provinciale del P.d.C.I. e che può pertanto considerarsi “personaggio pubblico”, per la sua indiscussa notorietà nell’ambiente lavorativo e politico (leggasi il riferimento alla sua persona riportato nella recente pubblicazione di Marco Travaglio in vendita nelle librerie, dal titolo “Onorevoli Wanted”), motivo per cui la pubblicazione del caso di malagiustizia su www.giustiziaesfatta.com , attesa la giustificata paura che hanno del Fera gli esponenti dei mass-media locali, era ed è l’unico mezzo per far venire alla luce fatti pubblici, di notevole pubblico interesse, anche se da ultimo incominciano a fioccare comunicati ANSA sul caso Fera (20) ed inusitatamente, sorprendentemente attesi i precorsi rapporti ed inaspettatamente, il Senatore Gianni Battaglia ha sferrato il 26.7.2007 un pubblico affondo all’inefficienza della procura da egli diretta a cui ha reagito con inconducenti, fuorvianti e patetiche pubbliche dichiarazioni subito rintuzzate, il 29.7.2007, rincarandogli la dose alla presenza del Senatore Cesare Salvi(21).
La falsa imputazione per calunnia dell’avv. Spadaro nel procedimento penale Reggino n.608/98 R.G.N.R. (prossima udienza 20 sett.2007), fiore all’occhiello dell’odierna citazione del Fera, muove da una sua denunzia-querela, ad archiviazione avvenuta dei fatti denunziati dai Cons. Prov. Spadaro Giannone il 1°aprile 1997, di cui fu omessa la notifica della richiesta di archiviazione per impedire di scoprirne come erano stati corrotti gli atti giudiziari ed evitarne l’opposizione e da conseguente informazione di garanzia per calunnia: un vero e proprio “processo nel processo” che il Fera in preda a delirio da paesana onnipotenza, pretende dai suoi colleghi, quando è lui a denunziare ad archiviazione avvenuta dei fatti, ma che non deve assolutamente essere fatto quando, analogamente, è l’altra parte a denunziarlo.  Ma durante l’interrogatorio da indagati, ad opera degli stessi u.p.g. già delegati dal p.m. Romano Vincenzo, tra lo stupore dell’Avvocato d’ufficio Salvatore Giangreco, si invertirono i ruoli tra interroganti ed interrogati e si scoprì che l’archiviazione del procedimento a carico del Fera, del Mauro e quant’altri era stata possibile proprio grazie alla corruzione di atti giudiziari posta in essere dai detti inquirenti. I fatti venivano rassegnati personalmente al Procuratore Dott. Luigi Croce appena insediatosi al vertice della Procura Messinese, che ne ordinava la trasmissione degli atti alla Procura di Reggio Calabria per il chiaro coinvolgimento dei suddetti magistrati messinesi. Conseguentemente, i Consiglieri Spadaro-Giannone venivano assunti a s.i.t. dalla Procura reggina e ridenunziavano le stesse cose mai, per come sopra, accertate dalla magistratura messinese ed in più la corruzione degli atti giudiziari suddetti, il pilotaggio dei capi clan Dominante Carbonaro in pro del Fera ad opera di detti u.p.g. messinesi delegati alle indagini dal p.m. Romano Vincenzo, i colloqui abusivi che rilasciava la procura di Ragusa a persone vicine al clan e che venivano puntualmente respinti dal Direttore Spadaro, non senza proteste degli autorizzati e quant’altro di inaudita gravità, su cui nessuna, dico nessuna indagine sarebbe stata svolta da detta procura (come sarebbe stato accertato in dibattimento), che ne richiedeva l’archiviazione, alla quale ci si opponeva conseguentemente alla conferma della bontà di quanto era stato denunziato e ridenunziato ed alla scoperta di nuovi sorprendenti e sconvolgenti fatti reato contenuti nel fascicolo finalmente potuto visionare. La giovanissima G.I.P. poi trasferita ed odierna indagata, alla quale toccò l’ingrato compito (dopo che, chi l’aveva preceduta era stata destinata ad altro incarico), a seguito di camera di consiglio, emanava una duplice contraddittoria ordinanza (22) in cui nel mentre sosteneva che non si possono fare “i processi nei processi ad archiviazione avvenuta dei fatti”, disponeva archiviarsi per tutti, tranne che per lo Spadaro, nei confronti del quale ordinava l’imputazione coatta di calunnia “per un singolo episodio già archiviato dalla magistratura messinese”, come vi si legge ( , relativo all’incontro avuto dallo Spadaro, col Fera in cui gli raccomandò di avere un occhio di riguardo per i capi clan Dominante-Carbonaro all’interno del carcere di Ragusa da egli diretto e riportato in una memoria prodotta dallo Spadaro agli u.p.g. messinesi, nel corso delle indagini a carico del Fera. Così sulla base di suddetta falsa imputazione (nessuno, Avvocati e Magistrati compresi che hanno letto l’ordinanza, è riuscito a capire come abbia potuto configurare il reato di calunnia a carico dello Spadaro) che ha visto alternarsi quattro giudici ed una decina di giovanissimi p.m., lo Spadaro veniva  rinviato a giudizio , nonostante legittimamente impedito a presenziare all’udienza ed in imminente pericolo di vita. Per cui, sarebbe stata sollevata la nullità dell’ordinanza di rinvio a giudizio, rigettata da un’altra giudice nel frattempo intervenuta, per assenza per gravidanza della titolare, basandola sul principio della “perpetratio iurisdictionis” , il che significa, nella fattispecie, che se si accerta la nullità di un’ordinanza, non la si deve annullare, ma continuare a considerarla valida, e che se l'imputato è legittimamente impedito con tanto di certificato del Cardiologo che gli impone, a conclusione di una puntuale diagnosi "riposo assoluto ed assoluto divieto di viaggiare e di subire stress psico-fisici, in soggetto in programma per intervento di by pass aorto coronarico" (sarebbero seguite coronarografia ed angioplastica con applicazione di stents, dimostrative che il paziente versava in "imminente pericolo di vita") il giudice, da "peritus peritorum", come si legge nell'ordinanza, può ugualmente procedere in sua assenza.
Così, finalmente, attraverso dette alchimie, non certamente degne di uno Stato di Diritto qual è il nostro, oltre che offensive dell’intero Ordine Giudiziario e dell’altrui intelligenza e con grande soddisfazione del Fera, che da indagato veniva difeso unitamente ai suoi complici u.p.g. messinesi, da un avvocato del Foro di Messina presso il cui studio aveva eletto domicilio e da parte offesa nominava subito il suo caro ed inseparabile amico e consocio Lions avv. Di Paola Carmelo, perché gli facesse da campana di risonanza nel paese Ragusa ed all'interno del Lions, veniva incardinato il processo. Veniva respinta la lista dei 32 testi con le motivazioni in essa contenute (23) , depositata dallo Spadaro nei termini di Legge, tutte le eccezioni, nonostante l’Avv. Gaetano Sano ne contestasse le verbalizzate illegittimità con puntuali riferimenti a Sentenze della Suprema Corte di Cassazione e così, si arrivava all’udienza del 29.4.2004 in cui l’U.P.G. M.llo della G.D.F. Rocco Tramacere, a specifica domanda su quali fossero state le indagini da lui svolte in ordine ai fatti denunziati da Spadaro e Giannone, rispondeva che egli si era limitato a raccogliere le s.i.t. dello Spadaro e che nessun’altra delega aveva avuto (24), analogamente avrebbe risposto il M.llo.Capo Giorgio Foti, nell’udienza successiva (25) in relazione alle s.i.t. rilasciategli dal Giannone. Pertanto, veniva accertato che nessuna indagine era mai stata svolta, per mancanza di delega, in ordine a tutti i gravissimi fatti, come sopra denunziati e ridenunziati dallo Spadaro e dal Giannone.
Finalmente si perveniva alla storica udienza in teleconferenza del 16 sett.2004, in cui venivano sentiti il Fera, lo Spadaro, il capo clan mai pentitosi Carmelo Dominante ed i “pentiti”  F.lli Bruno, Silvio e Claudio Carbonaro ed in cui è successo di tutto, forse per volontà divina od in virtù della legge del “contrappasso”:
Il Fera, entrando in rotta di collisione con quanto avevano dichiarato i capi clan pentiti, allorché furono assunti a s.i.t. il 12 febb.1998, su delega del p.m. Romano Vincenzo, che sotto pilotaggio degli u.p.g., avevano detto di non aver mai conosciuto il Fera al fine di farlo scagionare, a domanda del P.M. “ha mai conosciuto, nella sua veste di procuratore, i Carbonaro e Dominante?” risponde “Certo. Ho conosciuto Dominante certamente, perché assieme ad altri tre suoi amici, esattamente Giannone Giuseppe, Cascino Gianbatista e Gambina, non mi ricordo il nome erano un quartetto che consumava furti, rapine ecc. Quando poi, ripeto, hanno raggiunto un certo livello di criminalità, sono, come dire, sfuggiti al mio controllo di incaricato della procura. Oltretutto mi sono interessato del Dominante anche, più volte, come P.M. di udienza in camera di consiglio, per l’applicazione per la misura di prevenzione, che sono state regolarmente applicate al Dominante” (ma, purtroppo per il Fera, i certificati di detenzione prodotti dall’Avv. Spadaro e già pubblicati su questo sito, dimostrano con quale facilità entrava e usciva dal carcere di Ragusa, per “condono” e “libertà provvisoria”) per quanto riguarda i fratelli Carbonaro io ne conosco uno solo! cioè ho avuto a che fare soltanto con uno di essi. Non ricordo se Silvio o qualcun altro. Io credo fosse Silvio, comunque forse è il più anziano dei tre, credo perché era titolare o comunque era conducente di un autocarro con cui effettuava continui trasporti di tabacchi lavorati esteri, di contrabbando. Perché allora questo signore era al servizio, chiamiamolo così di un certo Cirasa Giuseppe, che era un boss del vittoriese, che si interessava soltanto di contrabbando di tabacchi lavorati esteri. Poi ho saputo che questi invece…questi Dominante-Carbonaro, etc. si sono rivoltati contro il Cirasa e contro gli altri boss del vittoriose, eccetera, per cercare di assumere, come poi hanno assunto, il comando delle operazioni criminali nel vittoriose e nel ragusano. Gli altri …gli altri due Carbonaro, che, ripeto, non so chi siano se Bruno o l’altro… come si chiama? Claudio credo di non averli mai conosciuti, assolutamente, neanche come procuratore o sostituto.” P.M. “Quindi dicevamo che questa conoscenza risale a quali anni?” risponde Fera Agostino “Quando ero sostituto. Quindi a prima del ’84. Perché io nel ’84, nel gennaio del ’84 assunsi le funzioni di consigliere pretore dirigente, fino a novembre del ’92.”  
A domanda dell’Avv. Di Paola “Ci vuole dire per quale circostanza e da cosa nasce questo procedimento?” Fera Agostino risponde “Dunque, quando…dopo aver assunto l’incarico di procuratore ricevetti, se non ricordo male, un esposto anonimo, esposto anonimo sull’ operato, diciamo, del Dottore Spadaro, con il quale, tra parentesi, ero in ottimi rapporti. Lui era Direttore della Casa Circondariale, io ero Sostituto Procuratore, sono stato persino a casa sua a cena, assieme alla mia compagna e assieme al Prefetto, al Questore, con le mogli, eccetera, nella sua villa, credo che sia di sua proprietà, a Santa Croce Camerina. C’erano ottimi rapporti. Quando ho ricevuto questo esposto anonimo, siccome si parlava di un punto specifico, dell’assunzione di una trimestralista prima del termine dei 6 mesi dell’intervallo che doveva intercorrere tra un’assunzione e l’altra, ovviamente lo mandai al Provveditore Regionale di Messina. Il Dottore, ora non mi ricordo..., comunque deve essere segnato lì adesso, il quale fece questa ispezione. E rilevò che infatti era stato commesso un illecito, una irregolarità nell’assunzione di questa signora. Sono stato ovviamente obbligato a fare l’indagine, esercitare l’azione penale.”   Ma è credibile che un sedicente amico imbastisca un procedimento penale per quella che lui stesso definisce un’irregolarità, risultata senza nessuna valenza disciplinare né per l’Ispettore Regionale, ne per quello Ministeriale? E continua, rispondendo al giudice: “ho chiesto il rinvio a giudizio al g.i.p. ed il g.i.p. l’ha rinviato a giudizio. In udienza poi, il Tribunale ha ritenuto di assolverlo per il 530 capoverso. Ed allora io incaricai uno dei sostituti proprio perché c’era questa sua…come dire, questa sua contrarietà, diciamo così, nei miei confronti. Ho chiesto ad un sostituto, il Dott. Fasaneli di verificare la possibilità, l’eventualità e la necessità di una impugnazione. Effettivamente il Dott. Fasaneli fece questa impugnazione che io non ho neanche letto, proprio per i contrasti che erano già sorti col Dottore Spadaro, sempre a causa di quel procedimento istaurato. E poi la Corte di Appello di Catania confermò la sentenza di assoluzione col 530 capoverso.”  Sul fatto di non averla mai letta, consentirà il Fera, che al lettore potrà venire qualche dubbio, ma è qui rilevante lumeggiare, come la Corte di Appello di Catania assuma tra l’altro, nella sentenza, quanto maliziosamente taciuto dal Fera “Vengono pertanto meno le pricipali prove a sostegno dell’appello della pubblica accusa, in quanto documentalmente smentite” e che quello fu il primo di una lunga serie di pazzeschi procedimenti penali, da egli sempre maliziosamente sottaciuti, come di seguito, tutti costretto ad archiviare grazie alle logoranti memorie dello Spadaro ed all’infarto, che ne fu una delle tante, devastanti conseguenze.          
Cercando di ricostruirsi un velo verginale rotto sin dall’inizio della sua sediciennale attività di p.m. in Ragusa (omicidi Tumino-Spampinato) dichiarava che durante tutti i nove anni a seguire, in cui era stato pretore, non aveva mai avuto rapporti col Carcere di Ragusa, venendo smentito con denunzia, dalla produzione di una scandalosa sentenza predibattimentale a firma del pretore Fera Agostino, con cui assolveva il predecessore dello Spadaro alla direzione del Carcere di Ragusa, suo intimo amico ed elargitore per interposta persona dei suddetti trattamenti di favore, più altri quattro dipendenti civili e militari del Carcere (sentenza riprodotta in questo sito e visibile cliccando di seguito sul titolo Fera Agostino ed i capi clan Dominante Carbonaro).Venivano fuori i trattamenti di favore che i capi clan ed affiliati ricevevano all’interno del Carcere di Ragusa “e perchè incutevamo timore alla custodia…; e perché rivolgendoci a qualcuno all’esterno del Carcere ottenevamo cellulari per tenerci in contatto con alcuni del nostro gruppo fuori…; coltelli…, spostamenti di cella…, lavoro…; colloqui abusivi…; queste cose qua, questi sono i favori.” , sotto la direzione del direttore intimo amico del Fera, predecessore dello Spadaro, di cui veniva fatto il nome, descrittene le sembianze (bassino e con pochi capelli) e ripetutamente indicati i periodi di riferimento ricadenti sotto la sua direzione.
Bruno Carbonaro ed il fratello Claudio Carbonaro venivano indiziati di reati e costretti a nominarsi gli avvocati, perché rendevano dichiarazioni devastanti per il Fera ed in contrasto con quelle rilasciate il 12.2.1998 ai loro pilotatori u.p.g. Cutaia Diego e Massimiliano D’Amico che lo indagavano su delega del p.m.Vincenzo Romano; pilotaggio dallo Spadaro precedentemente denunziato a s.i.t alla procura reggina e su cui nessuna delle richieste indagini fu svolta (unitamente alle abusive autorizzazioni a colloqui a parenti ed amici dei capi clan ed affiliati rilasciate dalla cancelleria della procura diretta dal Fera e quant’altro di inaudita gravità in atti al fascicolo del procedimento penale reggino). Il Fera veniva riconosciuto da Bruno Carbonaro tra le sette persone a lui visibili (in prima fila Avv. Gisarella, Avv.Spadaro, Avv. Sano, P.M. ed in seconda fila avv. Di Paola, Fera Agostino ed il suo autista) come l’autore ( per interposta persona) dei detti trattamenti di  favore. Per non indiziarlo di reati, si assumeva falsamente che lo Spadaro non era visibile al Carbonaro (circostanza oltre che smentita dai monitors sotto gli occhi di tutti e dalla decodificazione della registrazione fonica, che si tentò invanamente di mistificare sul punto, altresì tecnicamente impossibile, perché la telecamera fissa non poteva inquadrare la prima fila senza inquadrarne la seconda, incollata alla prima). Allora si tentò il tutto per il tutto, sulla base di detta falsità, fatta rilevare irritualmente dal cancelliere del sito di Bruno Carbonaro e su cui il giudice si appiattì immediatamente, far riconoscere da Bruno Carbonaro, al posto del Fera, lo Spadaro , la cui immagine e qualifica di Direttore del Carcere di Ragusa gli erano già noti. Lo Spadaro, pur potendosi rifiutare, da gentiluomo, aderiva all’invito del giudice ed il Carbonaro, rovesciando la precedente identificazione, lo riconosceva al posto del Fera. A questo punto si ebbe la matematica certezza che Bruno Carbonaro era stato imbeccato dal cancelliere del suo sito. Per cui lo Spadaro si allontanò dall’aula, allorché si voleva ripetere la stessa operazione facendolo identificare da Silvio e Claudio Carbonaro, che avrebbero riconosciuto il ruolo indiscusso di capo del fratello Bruno da cui prendevano ordini, avrebbero detto sostanzialmente le stesse cose del fratello, cercando di collocarle nel periodo di direzione dello Spadaro (lo stesso periodo, per intenderci, in cui all’interno del Carcere furono operative per 10 mesi e sotto la Direzione dello Spadaro, le microspie che stroncarono il clan) (19). Ma ahimè!, per rendere più credibili le loro dichiarazioni, fecero riferimento a ben determinati episodi di cui si professarono protagonisti, successi all’interno del Carcere di Ragusa in ben determinate date, salvo a non essere reclusi nel Carcere di Ragusa, come avrebbe dimostrato lo Spadaro con la produzione degli afferenti certificati di detenzione.
Infine a domanda del Pubblico Ministero “Dottore Fera, ricorda di quale luogo riferisce il Dottore Spadaro nel quale si sarebbe avuto l’incontro, in occasione del quale lei avrebbe esercitato queste pressioni?” Il Fera risponde “ Certo.” P.M. “Quale è questo luogo?” Il Fera risponde: “ Era Via Archimede, dove abitavo io. E…, difatti, lui ha citato…, secondo lui..., per avere una credibilità, questa circostanza. Era proprio di fronte a casa mia, perché io abitavo in via Archimede allora, di fronte all’agenzia della banca “Agricola Popolare”. Che lui prese quel luogo di riferimento proprio per…credo, per dare forse una maggiore forza alla sua denunzia.” P.M. “Non ci sono altre domande.”
Chi avrebbe risposto in questi termini, se l’incontro da egli sempre negato e posto a base dell’imputazione dello Spadaro non ci fosse mai stato?
Lasciamolo giudicare ai lettori.

I fatti suddetti sono documentalmente provati:
- negli atti del Procedimento Penale pendente n.4114/04 mod.21 presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, P.M. Dott. Luigi De Magistris (25), indagati per “abuso d’ufficio” il p.m., il g.i.p., il g.u.p. ed il giudice monocratico reggini, che si occuparono del caso (26), Parte Offesa Avv. Biagio Spadaro;
- nella richiesta di riapertura delle indagini del Procedimento Penale n.9267/04 R.G.N.R. e n.3271/05 R.G.I.P. ( P.M. Dott. Emanuele Crescenti, indagati per “abuso d’ufficio” Fera Agostino + 2, Parte Offesa Avv. Biagio Spadaro) per sopravvenute esigenze di nuove investigazioni, depositata presso la Procura della Repubblica di Messina il 17 aprile 2007 (27)

A ciò aggiungasi che è in atti giudiziari presso il Tribunale di Messina, microcassetta contenente la fonoregistrazione del 2 maggio 2004 e relativa decodificazione dell’intervista di un Giornalista di Vittoria, che ne ha autorizzato l’uso solo in sedi giudiziarie, in cui fra l’altro riferisce di un incontro con una persona poi ammazzata che gli riferì che “il procuratore Fera era nel libro paga del gruppo criminale Dominante-Carbonaro e che lui stesso gli aveva consegnato una valigetta di trentamilioni di lire liquide….” (28). Non si ha sentore che il Fera, che ne è a conoscenza e che forse ne ha anche estratto copia, abbia mai denunziato detto Giornalista.
 In ordine alla genesi della vicenda ed all’asserita amicizia, traformatasi in inimicizia, che il Fera, mentendo spudoratamente ed incredibilmente fa risalire all’unico procedimento penale attivato da neoprocuratore a carico dello Spadaro e che questi pone come prima conseguenza al rifiuto oppostogli di riservare trattamenti di favore ai capi clan Dominante-Carbonaro, dopodichè gli scatenò una vera e propria bufera giudiziaria, della quale detto procedimento fu solo il primo; genesi sintetizzata nel verbale della Camera di Consiglio del Proc. Pen. presso il Tribunale di Palermo n. 1956/04 R.G.I.P , imputato per “calunnia” Fera Agostino, Parte Offesa Biagio Spadaro(29), si trascrivono di seguito, ad imperitura memoria, tutti i procedimenti penali che il neo Procuratore Fera attivò nei confronti del Direttore del Carcere di Ragusa Avv. Biagio Spadaro, così come estratti dagli atti del dibattimento del procedimento penale reggino 608/98 r.g.n.r. e tutti esistenti all’archivio del Tribunale di Ragusa  oltre che, naturalmente, in quello dello Spadaro e del suo Avvocato.
*-  proc. pen. n.1782+2751 r.g.n.r., P.M. Proc. A.Fera presso il Tribunale di Ragusa, che era riuscito ad imbastrirmi per abuso in atti d’ufficio, sulla base di lettere anonime trasmesse     al D.A.P. che ordinò due ispezioni, la prima Provveditoriale e la seconda Ministeriale a seguito di altre lettere anonime in cui si asseriva che il Provveditore Regionale era amico dello Spadaro, senza che nulla di rilevante fosse stato trovato (a conclusione, nemmeno un’ammonizione ma delle semplici raccomandazioni su come stroncare “pettegolezzi, ripicche e disarmonie tra vigilatrici e detenute”) grazie alle carte truccate create dal suo u.p.g. cc. M.llo CC. da egli delegato alle indagini (30) (che minacciò invanamente di incriminare per falsa testimonianza l’ex detenuta Di Pasquale Concetta se non ammetteva che io entravo di notte da solo nella sezione femminile del carcere, come da registrazione fonica depositata presso il tribunale di Reggio Calabria) e per aver fatto chiedere al P.M. Dr. Fasanelli ( che tre mesi prima aveva chiesto l’assoluzione per il M.llo titolare del servizio di custodia del Carcere. Da me Direttore denunziato perché riservava trattamenti di favore ai capi clan ed affiliati (31) ), nell’udienza prolusiva alla sentenza assolutoria n.64/96 del 7/5/96, un anno e sei mesi di reclusione + l’interdizione dai pubblici uffici per tre anni (32) ( quelli che mancavano alla scadenza della mia carica elettiva di Cons.Prov.), perché avevo assunto, indotto in errore provatogli, una vigilatrice penitenziaria trimestrale, sforando di qualche mese, il termine di 180 giorni, che doveva intercorrere tra un’assunzione e l’altra ed inducendolo ad appellarla con false motivazioni smascherate nella sentenza confirmatoria definitiva di 2° grado della 1° Sez.Penale della Corte D’Appello di CT. N.173 dell’11 febb.1997 dove, fra l’altro è scritto: “ vengono così meno, perché documentalmente smentite, le principali argomentazioni a sostegno   dell’appello della pubblica accusa”.

*- proc. pen. n.495/96 r.g.n.r. e n.2324/97r.G.I.P., presso la Pretura Circondariale di Ragusa, su denunzia manoscritta e sottoscritta dal Proc.della Rep. Presso il Tribunale Dr. Fera, in ordine al reato di  “concorso in falsità ideologica”a mio carico e del Cardiologo Dr. Giuseppe Campione, nonostante fossi legittimamente impedito a presenziare all’udienza del 15/12/1995, nell’ambito del proc. pen. da cui sarei stato assolto e nonostante il Pres. del Collegio Giudicante Dr. Michele Duchi ed il P.M. da egli Fera delegato Dr. Corrado Fasanelli , non avessero avuto nulla da ridire. Il Proc. Fera, da decenni socio militante del “Lions Club”di Ragusa,  presente unitamente alla sua convivente alla conviviale tenutasi presso la Villa Di Pasquale di RG. nella stessa serata , mi denunziò perchè “vi ero stato visto partecipare”, nonostante gli avessi comunicato nella mia veste di Direttore del Carcere di RG. ,che ero in convalescenza concessami dalla C.M.O. di Messina per “infarto acuto del miocardio” ( a causa sua ) e nonostante a conoscenza che il termine  dell’assoluto riposo per “tachicardia sovraventricolare”, impostomi dal suddetto Cardiologo fosse già scaduto. Ad archiviazione avvenuta , lo denunziavo per abuso in atti d’ufficio e calunnia, ed il Tribunale di Messina archiviava il tutto, su richiesta del P.M. Dr. Vincenzo Barbaro ( proc. pen. n. 3247/99 r.g.n.r. ) ;
*- proc.pen. n.857/94 r.g.n.r. e n.2218/94 r.g.G.I.P. attivato dal Proc. presso il Tribunale di RG. Dr A.Fera anche a mio carico in ordine ai reati di “abuso in atti d’ufficio e turbativa d’asta” relativo all’acquisto di n.32 televisori da parte del responsabile dell’Uff. Ragioneria del  Carcere da me diretto, effettuato in base al visto di congruità apposto dall’U.T.E. sul preventivo scelto tra i tre trasmessigli. Visto che le indagini producevano effetto negativo, il Fera disponeva nuove indagini per accertare quanto già si evinceva dagli atti e cioè che la differenza unitaria di lire 10.400 (diecimilaquattrocentolire) in più, pagata dal Carcere rispetto agli altri acquirenti era dovuta all’aggiunta del telecomando. Ad archiviazione avvenuta, denunziavo al Fera per calunnia, chi, chiaramente compulsato aveva fatto la denunzia, e stavolta il Fera si ben guardava dall’intestarsi il proc.pen.967/95 r.g.n.r.e n.1058/95 r.g.G.I.P., che affidava alla sua giovane Sostituta D.ssa Rossana Giannaccari, che, nonostante il C.te del nucleo di P.T. della Guardia di Finanza di RG. Cap. Marco Giraldi, ad indagini concluse avesse rapportato che “è configurabile il reato di calunnia nei confronti dello SPADARO Biagio in ordine agli artt.110 e 368- 1° comma del c.p.”, ne chiedeva, ottenendola, l’archiviazione;
*- proc.pen. n.2848/93 r.g.n.r. attivato dal  Proc.presso il Tribunale di RG. Dr.A.Fera a mio carico in ordine ai reati di”abuso in atti d’ufficio e calunnia” in danno della Vigilatrice Capo del Carcere di RG., denunziata da me Direttore e dal M.llo C.te  del Carcere Giuseppe Farris  in quanto istigava alcune vigilatrici penitenziarie alle sue dipendenze a fornire una versione dei fatti accaduti all’interno della Sezione Femminile del Carcere, diversi dalla realtà, all’inquirente M.llo CC. delegato dal Fera nel proc.pen.n.2848/93 r.g.n.r. Ma è sconcertante considerare come il Fera, pur di salvare la suddetta vigilatrice capo, nonostante  fosse già a conoscenza che quanto rapportatogli da me e dal Farris, fosse vero ( lo avrei scoperto a posteriori, allorché, venuto meno il segreto istruttorio, mi fu possibile estrarre copia degli atti ), in quanto già precedentemente dichiarato all’inquirente delegato, dalle vigilatrici sottoposte a verbale di sommarie informazioni testimoniali, procedeva ,come sopra ad informare di garanzia solo me e non anche il M.llo Farris. Il proc. pen.a mio carico sarebbe stato archiviato grazie ad una mia stringente e logorante memoria difensiva con 523 allegati, riversati nel proc. pen. di cui all’oggetto, mentre l’altro si sarebbe concluso col patteggiamento di una vigilatrice,  confirmatorio della denunzia mia e del Farris ( Sent.n.11/96 dell’1/3/96 ) e con l’assoluzione delle altre 3 vigilatrici e di un’assistente volontaria ( Sent. N.50/96 del 21/3/96 ), mentre la vigilatrice capo, legata al Fera, non sarebbe mai stata coinvolta ;
*- Proc.Pen. che avrebbe dovuto attivare il Proc. della Rep. Di Rg. Dr.A. Fera di cui si sconosce il numero e l’esito, su denunzia del 17.5.1994 di un’infermiera del Carcere di RG., convocata nel suo ufficio, dall’U.P.G. M.llo CC. delegato dal Fera alle indagini del procedimento suddetto e minacciata di essere incriminata di “favoreggiamento” mentre era gravida ed avendole fatto rischiare l’aborto, se non ammetteva che aveva avuto dei rapporti intimi con me, di cui “aveva delle prove” e che il bambino che portava in grembo era mio, ben consapevole unitamente a tutto il personale del Carcere (che aveva rilasciato in merito dichiarazioni di segno diametralmente opposto), dell’identità del concepitore, come da copia di detta denunzia da me depositata presso il Trib. di Reggio Calabria (P.P.608/98 RGNR). Inoltre il predetto sottufficiale le chiedeva “come mai fosse stata assunta al Carcere e come mai le veniva rinnovato il contratto”, quando aveva già accertato che era stata assunta perché necessitava, su disposizione del D.A.P. ed attraverso l’interessamento dei medici del Carcere, dopo un’inserzione sulla stampa andata a vuoto e che nel contratto era previsto il tacito rinnovo di anno in anno, nel silenzio delle parti. L’infermiera avrebbe denunziato i fatti proprio al Fera e di lì a poco avrebbe cessato l’attività presso il carcere.
*- proc. pen. n.910/98 r.g.n.r. attivato il 23/7/1998 dal Proc. della Repubblica di Ragusa Dr. A.Fera  ed archiviato a mia insaputa  sulla base di una fotocopia di un esposto a me falsamente attribuito. La sorprendente scoperta fu fatta da me accompagnato da mia moglie Prof. Fulvia Cappellacci il 6/11/1999, allorché come anzidetto, il P.M. Titolare, che aveva chiesto l’archiviazione dell’oggettivato Proc. Pen. mi consentì finalmente di visionarne gli atti  provenienti da Messina e di estrarne copia. Il Proc.Fera, veniva da me  immediatamente denunziato nell’ambito dello stesso proc. pen. reggino, con inconfutabili prove documentali quale vero autore dell’esposto, creato all’evidente fine di incriminarmi per calunnia per cui cercò il consenso, negatogli, del Proc.Gen.di CT. Dr. Giacomo Scalzo  anch’egli destinatario di detto esposto ed altresì della denunzia di egli Fera per calunnia a carico mio e di concorso in calunnia aggravata a carico di mia moglie del 25/5/1999, inoltrata altresì all’allora Ministro di Grazia e Giustizia On. Oliviero Diliberto che era già stato ufficialmente investito della vicenda, al fine di paralizzarne ogni afferente doverosa iniziativa; nonchè di mettere a serio rischio la mia incolumità personale , con il riferimento ad un mafioso del vittoriese  contenuto in detto esposto (33). Conseguentemente, rientrato a Ragusa, chiedevo al Fera, nella sua veste di Proc. della Rep. di RG. di estrarne copia degli atti, per cui mi rimandava al G.I.P., che me li negava. Il tutto da me illustrato nella denunzia avente per oggetto “seguito alla mia opposizione alla richiesta di archiviazione della Provazza”, depositata presso la Proc. della Rep. presso il Trib. di R. Calabria il 4/12/99. Questo proc. pen. veniva come sopra, attivato dal Fera, 24 ore dopo essersi assicurato che anche il C.S.M. , sotto la guida del V. Pres. Dr. Verde, appiattendosi sull’esito delle archiviazioni disposte dal Tribunale di Messina dei proc. penali a suo carico n.909/97r.g.n.r. e lo stralcio di esso n.3050/97r.g.n.r., aveva adottato analoga deliberazione disciplinare.

*- proc. pen. n.2597/01 r.g.n.r.  presso il Tribunale di Messina, titolare P.M. Dr. Vincenzo Barbaro, su denunzia depositata il 13.11.99.  della Prof. Fulvia Cappellacci  ( moglie di Biagio Spadaro  a carico del Proc. della Rep. di RG. Dr. A. Fera per il reato di calunnia aggravata, commesso in data 25/5/99 ), dopo avere scoperto nella stessa data e circostanza di essere stata denunziata dal Proc. Fera per concorso in calunnia aggravata  in quanto “redattrice di tutti gli esposti scritti a mano”e  sottoscritti in ogni foglio dallo Spadaro con assunzione di paternità assunta a S.I.T. reso alla P.G. N.P.T. della guardia di Finanza di Reggio Calabria nell’ambito del Proc. Pen.reggino n.608/98 RGNR e dopo che il G.I.P. reggino D.ssa Adriana Costabile, nell’ ordinanza a sua firma datata 12/12/2000 sanciva: “ Quanto alle denunce presentate dal Fera si rileva che sicuramente infondata è quella del 25/5/1999 nei confronti di Cappellacci Fulvia, moglie dello Spadaro, cui si attribuisce un eventuale concorso nel reato di calunnia con il marito….”.Il P.M. Vincenzo Barbaro ne avrebbe chiesto ( all. a pag.384 ) ottenendola, l’archiviazione, nonostante la Cappellacci, nella sua opposizione, non si spiega come mai lo stesso Tribunale , che ad  archiviazione avvenuta dei  proc. pen. n.909/97 e n.3050/97 relativi a tutti i gravissimi reati denunziati a carico del Proc. Fera , su denunzia di questi priva di elementi aggiuntivi,   aveva concepito di informare di garanzia, per calunnia, i denunzianti   Dr. Spadaro e Prof. Giannone Malavita, non avesse usato nella fattispecie, il medesimo criterio.
*- proc. pen. n.1949/2000 r.g.n.r.presso il Tribunale di Messina, attivato dal P.M. D.ssa Rosa Raffa , su denunzia depositata il il 16.2.2000 del Dr. Biagio Spadaro a carico del Proc. della Rep. di Ragusa Dr. A.Fera  per il reato di calunnia aggravata, conseguente ad una infondata denunzia di diffamazione del Fera a carico dello Spadaro. Durante  la riunione del Comitato Regionale del Partito dei Comunisti Italiani tenutasi a Caltanissetta  l’8 ott. 1999, di cui ero membro quale Pres. Prov.le della Federazione di RG.e C.te del Comitato Reg. di Garanzia, mi veniva pubblicamente comunicato dagli stessi interessati, il  Segretario Reg. Sen. Salvatore Crocetta ed altri autorevoli esponenti  del Partito, che erano  stati invitati ed assunti a verbale di S.I.T., dalla Polizia Giudiziaria di Gela e di CT., su disposizione della Procura della Repubblica di Catania, in merito ad una denunzia per diffamazione a mio carico ad opera del Proc. A.Fera, in cui assumeva (falsamente) di essere stato da me diffamato, nel corso della prima conferenza regionale programmatica del  Partito tenutasi a Catania il 28 febbraio 1999, presso il Central Palace Hotel, sito in via Etnea n.218. Ogni tentativo da me esperito presso il Tribunale di CT., di venire in possesso degli afferenti atti giudiziari, risultò vano, per cui denunziavo, come sopra, il Fera, sulla base di quanto circonstanziatamente mi risultava ed il P.M. D.ssa Raffa, ne richiedeva, ottenendola, l’archiviazione;
*- Proc. Pen.n. 13404/02 R.G.N.C. e n.5822/03 G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, su denunzia del Fera per diffamazione a mezzo stampa a mio carico con verbale di dichiarazioni rese dal Fera al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo Dott. Giuseppe Pignatone, il 13 marzo 2003 e ritortoglisi contro per “calunnia”, con decreto del G.I.P. supermotivato, che dopo la camera di consiglio, l’avrebbe archiviato con uno scarno decreto fondato su un errore. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Messina, per l'ulteriore corso ed uniti al procedimento penale pendente n.124/06 R.G.N.R. a carico del Fera.

Ai suddetti procedimenti penali, tutti promossi dal procuratore Fera a carico del Direttore del Carcere di Ragusa Spadaro nella veste, vanno aggiunti tutti quelli attivati dai Consiglieri Provinciali Spadaro-Giannone nell’esercizio delle loro funzioni, a firme congiunte e non, a carico di suoi amici e o consoci Lions, per quanto sopra , a tutt’oggi impuniti, e tutti definiti con archiviazioni, grazie alle orientate indagini del Fera che se li autoassegnava, fino agli arresti del Presidente Mauro e complici, persone a lui non legate e diverse da quelle denunziate dai Consiglieri Provinciali. Arresti, costretto a far proporre al suo neosostituto p.m. Corrado Fasanalli,  per poter salvare i suoi amici e o consoci Lions, dopo che i nuovi fatti delittuosi, supportati da inchiodanti fonoregistrazioni, erano stati rassegnati dallo Spadaro e dal Presidente del CONI Rosario Cintolo alla D.D.A. di Catania, e per poter giustificare le sue precedenti richieste di archiviazioni. Il tutto come in atti al fascicolo del dibattimento del procedimento penale reggino n.608/98 R.G.N.R., in cui sono elencati con supporto di prove documentali.

Alla luce di quanto su esposto, sarà il Giudice adito D.ssa Mirella Schillaci a monetizzare i quindici anni di vita espropriata dal Fera all’Avv. Spadaro da quando aveva 48 anni, causandogli i sotto elencati danni irreversibili e mai sufficientemente risarcibili, sottoponendolo ad un vero e proprio supplizio di Tantalo con l’uso sconsiderato del suo prepotere e paralizzando di fatto il normale corso della Giustizia, per cui, laddove assume pubblicamente, in atti giudiziari e calunniosamente che Spadaro è un “gaglioffo” “ è il promotore  dell’interrogazione parlamentare” ed è colui che si sottrae alla giustizia e non si lascia giudicare” e quant’altro pubblicato ed in atti al precitato Proc. Penale presso il tribunale di Messina n.124/06 R.G.N.R., che lo vede imputato per i reati di cui sopra  , rovescia ancora una volta fatti incontrovertibili comprovati da atti giudiziari, com’è suo costume, nel patetico tentativo di nascondere il sole con la rete e che il Giudice si presti al suo sporco gioco, indegno di un Procuratore della Repubblica, anche se di una mini Procura, analogamente a quanto è avvenuto a Reggio Calabria, con conseguenze devastanti a 360 gradi:

    1. Danno biologico causato da lesione permanente della salute“episodi recidivanti di fibrillazione atriale in soggetto già sottoposto a duplice angioplastica transluminare e residua insufficienza coronaria ergometricamente evidenziata”; “infarti acuti del miocardio”; “interventi di coronarografie ed angioplastiche con applicazione di stents”(12);“Cardioversioni”; “Angor”, “perdurante Angina instabile (34).”
    2. + Danno emergente da calcolarsi quantificando il minor reddito da pensionato rispetto a quello in attività di servizio;
    3. + Lucro cessante da calcolarsi quantificando il mancato guadagno causato dal blocco della carriera di Direttore Coordinatore di Istituti Penitenziari, a causa della dispensa dal servizio per fisica inidoneità, come sopra causata dal Fera (quasi tutti i colleghi di concorso dello Spadaro rivestono oggi il grado di Dirigenti Superiori e Dirigenti Generali);
    4. +  Danno da perdita di chance, avendo il Fera (con l’impunità offerta al Mauro fino ai suoi arresti, in cambio di incarichi professionali ed appalti di OO.PP. a suoi amici e o consoci Lions a tutt’oggi impuniti grazie a lui), determinato la castrazione politica del Cons. Prov. Capogruppo Spadaro, che, col senno di poi, sarebbe stato matematicamente eletto deputato o senatore, oltre ad aver determinato il rovesciamento  dei risultati elettorali dell’intera provincia;
    5. + Danno morale, patema d’animo permanente dal 1992 ad oggi a causa del perdurante feroce e folle accanimento giudiziario del Fera;
    6. + Danno esistenziale causato dal forzato mutamento dello stile di vita dell’Avv. Spadaro dal 1992 a tutt’oggi, costretto ad una tanto logorante quanto incessante ed onerosa  “legittima difesa” dai comportamenti illeciti del Fera, che con l’utilizzo improprio dei poteri conferitigli dalla sua carica di procuratore della Repubblica, ha di fatto, impedito alla Giustizia di fare il suo naturale corso, sottoponendo lo Spadaro  ad un vero e proprio “supplizio di Tantalo”, avendo avuto la tracotanza di dichiarare al tg.3 Regione Sicilia, che “Spadaro si sottrae alla Giustizia e non si lascia giudicare”; annoverandolo tra i “gaglioffi” che hanno fuorviato l’ex Ministro della Giustizia On. Prof. Oliviero Diliberto facendogli presentare un’interrogazione destituita di fondamenta e così ridicolizzandolo, o meglio ridicolizzandosi; facendo espellere lo Spadaro da un comitato direttivo del Lions Club di cui fa parte, per averlo stoppato nel fallito tentativo di strumentalizzare soci, gentili consorti ed ospiti, ignari dei fatti e divulgando strumentalmente e pro domo sua, note riservate del Presidente e del Procuratore Generale presso la Corte di appello di Catania e del Presidente del Tribunale di Ragusa: tutti fatti per cui pendono procedimenti penali a suo carico con imputazioni gravissime,  presso il Tribunale di Messina.

E’ d’obbligo informare chi ancora non lo sapesse, che dette somme, se e quando ricavate, saranno impiegate dall’Avv. Spadaro, per la realizzazione di una scuola di formazione per Giornalisti in Ragusa, intitolata a “GIOVANNI SPAMPINATO”, corrispondente de “L’Ora” e “L’unità”, assassinato dal figlio del presidente del tribunale di Ragusa Roberto Campria, proprio quando stava per svelare il nome ed il movente dell’ignoto assassino od assassini dell’Ing. Angelo Tumino, le cui prime indagini furono affidate all’allora p.m. Fera Agostino (che le fece spaziare in tutte le direzioni, tranne che in quella giusta), in atto imputato dal Tribunale di Messina per “favoreggiamento personale” ed “abuso d’ufficio” e non anche per concorso morale nell’omicidio dello Spampinato, com’è stato chiesto dall’Avv. Spadaro su delega dei 45 firmatari dell’istanza di riapertura del caso di malagiustizia (35). Ovviamente, per volontà dei predetti firmatari e dell’Avv. Spadaro, stessa sorte seguiranno le somme di cui il Tribunale di Messina, per le vie penali e o civili, dovesse ordinare la liquidazione, a garanzia della quale è già stato chiesto per le vie civili il sequestro cautelare dei beni del Fera, con riserva di ripetere la richiesta anche nei procedimenti penali a suo carico.
Ringrazio infine i Compagni del P.d.C.I., i miei Amici Lions, i Consoci del Circolo di Conversazione di Ragusa Ibla, i Consoci dell’Unione Cavalleria Cristiana Internazionale, tutti i firmatari dell’istanza di riapertura delle indagini sugli omicidi Tumino-Spampinato il cui mandato ho assolto a titolo gratuito, col dovuto impegno e lealtà, i miei sostenitori sempre più numerosi e l’Avv. Gaetano Sano, che ha coordinato e diretto l’equipe dei giovani e valenti Avvocati che, controdeducendo con puntuali riferimenti a decine di Sentenze della Suprema Corte di Cassazione hanno messo all’angolo il Fera ed il Di Paola.
Gino Spadaro.

Elenco delle fonti di prova, parti integrali di questa pubblicazione:

  1. Denunce-querele di Fera Agostino dell’8 maggio 2006 e del 13 dic.2006;
  2. Denunzia del 17.5.1994 di un’infermiera del Carcere di Ragusa;
  3. Infarti del 1992 e 1999 del Dott. Spadaro attestati dall’Ospedale Civile di Ragusa il 14.12.2001;
  4. Verbali del Ministero della Difesa C.M.O.di Messina del 19.3.1996 e del 13.01.2001, relativi alla dispensa dal servizio per infermità del Dott. Biagio Spadaro;
  5. Lettera di dimissioni del Dott. Spadaro, del 31.05.2002 dal Centro Cuore Morgagni di Pedara dopo coronarografia ed intervento di duplice angioplastica con applicazione di stent ;
  6. Stralcio della sentenza della Corte di Appello di Catania n.173 dell’11.2.1997;
  7. Certificazione del 23.05.07 rilasciata al dott. Spadaro dall’Ospedale Civile di Ragusa;
  8. Interrogazione parlamentare del 4 ott.2005 con cui gli On.li Pistone, Diliberto e Sgobio chiedono la rimozione del procuratore della Repubblica di Ragusa Fera Agostino;
  9. Intervista rilasciata da Fera Agostino e pubblicata ne “La Città” n.24 – 19 nov.2005;
  10. Atto di citazione di Fera Agostino a comparire innanzi al Tribunale Civile di Messina, per la data del 30 aprile 2006;
  11. Decreto del G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, datato 28.12.1999, recante l’elenco dei coindagati del proc. Fera e del pres. Mauro ( Proc. Pen. 608/98 R.G.N.R );
  12. Lettera del 18.10.2005, di conferma dell’ordine di acquisto del dominio www.giustiziaesfatta.com e relativo versamento del 19.05.2005;
  13. Articolo pubblicato su indymedia il 12.1.2005;
  14. Articolo del “Giornale di Sicilia” Cronaca di Ragusa del 15.10.2005;
  15. Certificato di iscrizioni suscettibili di comunicazione rilasciato a Fera Agostino dalla Segreteria Registri Generali Penali il 29.1.2007;
  16. Decreto di archiviazione parziale del G.I.P presso il Tribunale di Palermo, datato 3.01.2005 (P.P. n.1956/04 r.g.i.p.);
  17. Decreto di archiviazione del G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, datato 7.02.2005 (P.P. n.1956/04 r.g.i.p.);
  18. Denunzia querela dell’Avv. Biagio Spadaro, depositata presso la Procura di Messina il 3.01.2006;
  19. Attestato della Direzione del Carcere di Ragusa del 30.6.2005 + nota del 12.06.1992 a firma del Ten.Colonnello Francesco Guarrata, ora Capo di Stato Maggiore, trasmessa al Comando Regione Carabinieri Sicilia – Ufficio O.A.I.O. + encomio del Prefetto di Ragusa Dott. A. Prestipino Giarritta del 10 giugno 1992 + nota della Prefettura di Ragusa del 4.1.1993 + proposta di lode al D.A.P.del Procuratore della Repubblica di Modica del 24.06.1997
  20. Comunicato ANSA del 24 MAG-07, diramato anche dall’AGENZIA ITALIA, relativo agli omicidi Tumino-Spampinato;
  21. N. 2 articoli de “LA SICILIA” del 27.06.2007 e del 30.06.2007;
  22. Duplice ordinanza del 12.12.2000 a firma del G.I.P. presso il tribunale di Reggio Calabria;
  23. Lista dei testi per Spadaro Biagio depositata il 6.3.2002 presso il tribunale Reggino (P.P.n.608/98 R.G.N.R );
  24.  Verbale di deposizione del teste M.llo Rocco Tramacere, udienza del 29.4.2004 (P.P.608/98 R.G.N.R.);
  25. Denunzia con gli allegati in essa specificati, depositata il 24.11.2004, di attivazione del  Procedimento Penale n.4114/04 R.G.N.R. presso il Tribunale di Catanzaro;
  26. Attestato del 28.11.2005, di iscrizione  degli indagati e della P.O., nel P.P. n. n.4114/04 R.G.N.R. presso il Tribunale di Catanzaro;
  27. Richiesta di riapertura delle indagini del Procedimento Penale n.9267/04 R.G.N.R. e n.3271/05 R.G.I.P. ( P.M. Dott. Emanuele Crescenti, indagati per “abuso d’ufficio” Fera Agostino + 2, Parte Offesa Avv. Biagio Spadaro) per sopravvenute esigenze di nuove investigazioni, depositata presso la Procura della Repubblica di Messina il 17 aprile 2007;
  28.  decodificazione della fonoregistrazione del 2 maggio 2004 di intervista di un Giornalista di Vittoria, che ne ha autorizzato l’uso solo in sedi giudiziarie, pertanto non disponibile per chi la richiedesse;
  29. Verbale di udienza in camera di consiglio dell’1.2.2005 ( P.P. n.1956/04 R.G.I.P. presso il Tribunale di Palermo);
  30. Documenti in n.4 fogli relativi al proc. pen.n.1782+2751/93 R.G.N.R., presso il tribunale di Ragusa;
  31. 1° e 2° foglio della sentenza del tribunale di Ragusa n.20/96 del 6.2.1996;
  32. 1° foglio della sentenza del tribunale di Ragusa n.64/96 del 7.5.1996;
  33. Esposto in due fogli, falsamente attribuito al Dott. Spadaro e recante il timbro di ricezione della Procura Generale di Catania 15 LUG 1998;
  34. N.10 certificazioni medico-specialistiche, attestanti l’evolversi della cardiopatia dal gennaio 2002 al maggio 2007;
  35. Denunzia depositata presso la Procura della Repubblica di Messina l’1.12.2006 (Proc. Penale n.242/07 R.G.N.R. omicidi Tumino-Spampinato).

Biagio Spadaro Sardo

 

 

Telefax: 0932-820060  —  cell.338.8388966 — posta elettronica:  passanitello@giustiziaesfatta.com