29.8.2007

 
 

Il Prefetto Prestipino Giarritta e "L'upupa dalla cresta rossa"

Nino Prestipino Giarritta
[n. a Patti (Me) 13/02/1931 , m. a Messina il 3/4/1997. fu Prefetto di Ragusa per 517 giorni, dal 2/9/1991 al 31/1/1993] .

Laureatosi in giurisprudenza all'Università degli Studi di Messina nel 1951-52, compiuti appena 21 anni, con docenti di chiara fama tra cui i proff. Pugliatti e Falzea, con il quale discusse la tesi di laurea.
Giovanissimo vinse, classificandosi tra i primi, il concorso pubblico per funzionario al Ministero dell'Interno venendo assegnato ad Agrigento, dove conobbe colei che sarebbe divenuta sua moglie, madre dei suoi figli. Percorse tutti i gradi della prestigiosa carriera, con esperienza nelle Prefetture del Nord - Centro Italia e Sicilia (Venezia, Livorno, Siena, Messina). Nominato Prefetto nel 1985, diresse la Prefettura di Matera fino al 1988 e fu Commissario dello Stato per la Regione Sicilia fino al 1991, anno in cui fu nominato Prefetto di Ragusa. Nel febbraio 1993, il ministro dell'epoca lo avocò presso il Ministero dell'Interno con le funzioni di Ispettore Generale di Amministrazione. Collaborò a numerose riviste giuridiche. Nonostante i numerosi impegni cui fu chiamato nella qualità di Prefetto della Repubblica, non dismise mai la vocazione ed il gusto per le "belle lettere".
Formatosi nello studio dei classici scrisse varie opere, soprattutto novelle e romanzi brevi, tra cui : - Racconti di straordinaria normalità; - Patente; - Il corvo sopra e Palermo sotto, sotto; - U baruni ri Canalazzi; - L'upupa dalla cresta rossa -. Alcune delle sue opere, raccolte in volume, sono edite presso la Casa Editrice Pungitopo.

Avevo assunto da poco la Direzione della Casa Circondariale di Ragusa, allorchè si insediò da Prefetto a Ragusa. Andai a salutarlo e ne notai subito il portamento, diverso da quello dei suoi colleghi che avevo conosciuto nel mio peregrinare dal nord al sud Italia, da un carcere all'altro. Elegante, gentile, cortese, dallo sguardo fermo e sicuro, dal portamento e dai tratti signorili, di prorompente carisma e determinazione, tenuti a freno dalle parole misurate e dalla gestualità contenuta. Entrammo subito nel merito dell'emergenza che attanagliava la provincia: il clan Dominante-Carbonaro, ma egli sapeva già tutto, era la priorità del suo mandato.

Era il Prefetto giusto, per ricondurre alla normalità una provincia terrorizzata dalla ferocia sanguinaria ed estorsiva del clan Dominante-Carbonaro. Arrivò a Ragusa, unicamente forte della sua carica e di nobilissima fedeltà allo Stato ed alle Istituzioni, alla Costituzione ed alle Leggi, ma tardivamente, quando l'onda emotiva suscitata dall’assassinio di Dalla Chiesa << Mi mandano in una realtà come Palermo, con gli stessi poteri del prefetto di Forlì! >> ed i suoi effetti erano già un ricordo da far dimenticare ed il processo compiuto di rinormalizzazione della mafia, avrebbe portato, di lì a poco, alle stragi di Capaci e di via D'Amelio.

Arrivò quando era già iniziato l'isolamento di Giovanni Falcone con le bocciature della sua candidatura alla guida dell'Ufficio Istruzione di Palermo e ad Alto Commissario per la lotta contro la mafia, con le nomine di Antonino Meli e del romano Domenico Sica.

Arrivò soprattutto in una provincia già invasa dai palermitani con un enorme flusso e riflusso di capitali sproporzionato per le sue dimensioni e potenzialità, in cui un terzo dell'intero patrimonio immobiliare risultò essere in mano a cosa nostra, nel corso di un comitato di ordine e sicurezza pubblica da egli presieduto, di cui facevo parte: la cassaforte per eccellenza di cosa nostra, il gioiello di famiglia da custodire e difendere ad oltranza e che appunto per questo deve apparire nell'ufficialità paesana, sponsorizzata dai vertici di un consociativismo senza colori, confini e linee di demarcazione "un'isola felice", "un'isola nell'isola", ritornello ossessivamente propagandato dai mass-media locali e finalmente sconfessato pubblicamente da Carlo Azeglio Ciampi, nell'unica visita ufficiale a Ragusa, a conclusione del suo mandato di Presidente della Repubblica e da alcuni articoli apparsi sulle prime pagine di testate nazionali e regionali "Ragusa, a sorpresa la provincia più mafiosa d'Italia...", primato conquistato parametrando il numero dei morti ammazzati con la popolazione ed estensibile agli omicidi irrisolti, agli assassini senza volto, tanti, troppi per una miniprovincia, a partire da quello dell'Ing. Angelo Tumino del 1972.

Si insediò in una prefettura che nascondeva tante insidie, in un palazzo troppo attiguo a quello della pretura alla quale pervenivano anche gli aliti e ad una procura tenuta a freno da Paolo Frasca, che nel 1992, proprio quando il Prefetto era nella fase di massima accelerazione per estirpare la radice del fenomeno mafioso ragusano, la consegnava ad Agostino Fera, già da venticinque anni in servizio presso il tribunale di Ragusa, i primi sedici da sostituto procuratore iniziati con lo scandalo degli omicidi Tumino-Spampinato, per cui è oggi imputato, fra l'altro, dal Tribunale di Messina per "abuso d'ufficio e favoreggiamento personale" e gli altri da pretore: gli anni degli sbarchi in franchigia delle "bionde e forse anche di droga" assicurati dietro compenso ad "una persona insospettabile"come riferisce, ma di cui non fa il nome, l'assassino di Giovanni Spampinato, Roberto Campria, al maggiore della guardia di Finanza Carlo Calvano. Gli anni della mattanza iniziata con l'eliminazione dei "sigarettari", ben noti al sostituto procuratore Fera. Gli anni durante i quali nacque, crebbe e si radicò nel territorio il clan Dominante-Carbonaro.

La priorità assoluta del Prefetto, l'imperativo categorico era "debellare il clan", che stringeva in una morsa l'intera provincia terrorizzata, con i cento morti ammazzati ufficiali e 300 estorti, poi accertati dalla neo D.D.A. di Catania, dopo il "pentimento" dei capi clan f.lli Carbonaro presso il carcere di Ragusa, da me diretto.

L'operazione interforze "Squalo", condotta sotto il suo formidabile impulso sin dal primo giorno del suo insediamento nel palazzo del Governo e grazie alle microspie sapientemente piazzate per ben dieci mesi nel Carcere di Ragusa, avrebbe assestato, il 4 giugno 1992, un primo durissimo colpo al clan con 18 arrestati e la notifica di 31 ordinanze di custodia cautelare in carcere, da cui sarebbe scaturita la seconda operazione "Squalo" del novembre 1994 con 111 ordinanze di custodia cautelare.

Mi avrebbe fatto pervenire un elogio che mi commosse e che custodii gelosamente tra le mie carte, insieme a quello dell'allora Comandante Provinciale dei Carabinieri di Ragusa Col. Francesco Guarrata, oggi Generale Capo di Stato Maggiore (per chi volesse prenderne visione, basterà cliccare di seguito sul titolo 9)Fera Agostino ed i capi clan Dominante Carbonaro(24.04.2006).

Dopo avere azzerato i comuni di Pozzallo e Scicli per infiltrazioni mafiose, naturalmente col placet dell'allora Ministro dell'Interno, il Prefetto di Ragusa Prestipino Giarritta si apprestava a sciogliere anche quello di Vittoria e se ci fosse riuscito, avrebbe mutato il corso della storia politica, sociale e culturale della provincia iblea, ma i poteri forti non glielo consentirono e ben sapendo che un simile provvedimento, avrebbe sconvolto equilibri perfetti, sapientemente costruiti pietra su pietra da quarant'anni a tutt'oggi, si coalizzarono ed ottennero il suo siluramento: un vero e proprio tiro mancino.

Se ne dovette andare quando la sua presenza e la sua azione, dopo l'accerchiamento di cosa nostra per l'uccisione di Falcone e Borsellino con Palermo e dintorni sotto assedio, minavano il gioiello di famiglia, la cassaforte, la parte meno visibile ma più importante della mafia, quando necessitavano ulteriori vie di fuga verso una piccola provincia, già attrezzata e collaudata all'accoglienza della parte incensurata della mafia, sin dall'esodo imposto dal terremoto delle rivelazioni di Tommaso Buscetta, da una Ragusa in cui l'unico guastafeste era il Prefetto incorruttibile, ritenuto un abusivo intruso nella riserva di caccia, unitamente a quanti lo seguimmo lealmente e lo collaborammo.

Insieme a lui, a cascata, furono trasferiti tutti i Dirigenti interforze che avevano contribuito al felice esito dell'operazione "Squalo", perchè se ne perdesse la memoria storica dei fatti prolusivi e conseguenti, perchè si spianasse la strada a Ninni Fera, a cui gli ultimi nove anni da pretore erano serviti ad agire dietro le quinte ed a farne dimenticare i primi sedici da sostituto procuratore.

Io fui convocato dal capo del personale del D.A.P., mi fu offerta l'allettante direzione del Carcere minorile di Palermo, con annesso alloggio di servizio gattopardiano in pieno centro e con trasferimento d'ufficio preceduto da sei mesi di missione continuativa. Rifiutai, avevo già peregrinato troppo per l'Italia e dato l'anima ed infine avevo raggiunto Ragusa, la sede desiderata, mia moglie, i miei figli. Da Direttore della Casa di Reclusione di Fossano, avevo denunziato l'allora procuratore della Repubblica di Cuneo, un siciliano di Pachino, subito dopo trasferito e da Direttore del Supercarcere di Pianosa Isola, mi ero ulteriormente sovraesposto dando un contributo notevole, con le confessioni resemi da Giancarlo Pandico, all "Operazione Tempesta", conclusasi con 846 ordinanze di custodia cautelare, tra cui Enzo Tortora, a carico dei "cutoliani" e degli affiliati alla "nuova famiglia".

Ma 17 giorni prima di lasciare, il Prefetto trasmetteva alla locale procura della Repubblica,"L'ordinanza Prefettizia n.20/R/GAB.del 12 genn.1993. Relazione interforze sugli accertamenti eseguiti in sede di accesso al comune di Vittoria",che avrebbe dato origine al procedimento penale n.207/93 R.G.N.R., che il neo procuratore Fera Agostino si autoassegnava, richiedendone l'archiviazione, dopo orientate indagini, il 23.1.1995, tempestivamente accolta dal g.i.p. il 26.1.1995. L'ordinanza, "il dossier del Prefetto Prestipino"nel sentimento popolare dei ragusani, sarebbe andata a finire in vendita nelle edicole su iniziativa di un esponente politico di Vittoria, entrato in rotta di collisione col Fera.

Subito dopo detta archiviazione ed a sei mesi dall'uscita di scena del Prefetto Prestipino Giarritta, la neo D.D.A. di Catania con competenza anche sull'intero territorio della provincia di Ragusa, riprendeva il bandolo della matassa e grazie alla "comunicazione di notizie di reato del 30 agosto 1993, del Comando Provinciale dei Carabinieri di Ragusa a carico di Carbonaro Bruno + 171" , sconfessava il Fera e la sua richiesta di archiviazione, arrestando per associazione mafiosa gran parte delle persone oggetto delle indagini disposte con l' ordinanza del Prefetto Prestipino e tutte ad essa riconducibili ed all'originario clan "Dominante-Carbonaro", con le sottoelencate operazioni:

II°Operazione "Squalo" del novembre 1994 con 111 0rdinanze di custodia cautelare ;

Operazione "Piazza Pulita" del giugno 1997 con 99 ordinanze di custodia cautelare;

Operazione "Scacco Matto" del gennaio 1998 con 15 ordinanze di custodia cautelare;

Operazione "Mamma Santissima" del maggio 1998, con 26 ordinanze di custodia cautelare;

Operazione "Day After" (la strage di Vittoria) del gennaio 1999 con n.12 ordinanze di custodia cautelare;

Operazione "Apache" (i Piscopo padroni di Vittoria) con n.17 ordinanze di custodia cautelare;

Operazione "Tramonto" (Clan dei D'Agosta), con n.13 ordinanze di custodia cautelare;

L'operazione "Real money", l'unica sapientemente e tempestivamente sottratta dalla procura ragusana alla D.D.A. di Catania ufficialmente investitane da me e da Rosario Cintolo, per il coinvolgimento di mafiosi allora processati per tali, si sarebbe conclusa il 3 agosto 1998, con gli arresti del presidente Mauro e complici che nulla avevano a che fare con gli amici e consoci Lions del Fera ripetutamente denunziatigli ed a tutt'oggi impuniti. La sentenza di condanna del Mauro a 4 anni e mezzo di reclusione a firma del giudice Michelino Ciarcià, com'era prevedibile dalla lettura della stessa, sarebbe stata rovesciata dalla Corte di Appello di Catania, così come un'altra a 14 mesi per truffa in danno della Provincia. Resta da vedere che fine farà l'altra condanna di I° grado a quattro anni di reclusione per "bancarotta fraudolenta", già coperta, per tre anni, dall'indulto. Però giustizia è stata fatta dalla Suprema Corte di Cassazione con la condanna del Mauro per diffamazione in mio danno ed all'azione risarcitoria. Nel frattempo il Mauro, sarebbe stato eletto deputato ed ora senatore, mentre il Fera, che si appresta a compire 40 anni di ininterrotta permanenza presso il tribunale di Ragusa è divenuto presidente del Lions Club di Ragusa Host (per una visione più ampia della vicenda basterà cliccare di seguito sul titolo 5)La genesi del caso "Fera" è negli atti prolusivi agli arresti del presidente Mauro(20.10.2005)

Il sistema Ragusa, in cui la patologia è assurta a normalità e viceversa avrebbe potuto continuare a funzionare indisturbato ancora per molto, se non fossero intervenuti altri guastafeste, altri rompicoglioni, sempre più numerosi, sempre più qualificati ed autorevoli, che hanno inchiodato il Fera alle sue responsabilità sin dagli albori del suo quarantennio presso il tribunale di Ragusa: primo fra tutti il giornalista de "L'ora" e "L'unità" Giovanni Spampinato (assassinato dal figlio dell'allora presidente del tribunale di Ragusa quando stava per svelare il nome ed i moventi dell'omicida dell'Ing. Angelo Tumino a tutt'oggi ignoto, le cui prime indagini furono svolte dal Fera) e Marco Tumino, figlio di Angelo, la cui vita sarebbe stata segnata dalla perdita del padre in tenera età ed a seguire, Achille Occhetto, Miriam Maffai, Giorgio Chessari, Gianni Bonina, Luciano Mirone, Carlo Ruta, Etrio Fidora, Antonio Giaimo, Giovanni Meli, Pippo Gurrieri, Franco Tandin, Gino Scasso, Francesco Crescimone, Giovanni Criscione, Antonia Esposito, Gino Spadaro, Ignazio Andolina , Pietro Vernuccio, Giuseppe Bascietto, Eurosia Buttitta, Biagio Zanchi, Sebastiano Agosta, Antonella Stival, Carmela Azzaro, Fabiola Barresi, Giovanni Penna, Grazia Giunta, Jenny Giardina, Chiara Russino, Tania Fidone, Giovanni Marino, Rosa Maria Roccasalvo, Carlo Prota, Francesca Fidone, Alfio Nicolosi, Nunzio Dibennardo, Francesca Campobello, Biagio Spadaro, Salvatore Floridia, Antonio Benedetto, Lucia Occhipinti, Maria Molino Ved. Cav. Iacono, Gesuava Wile ved. avv. Micieli, Massimiliano Sparacino, Giorgio Ruta, Antonina Porretta, Marco Prota, Melinda Prota, Rossana Prota, Federico Comitini, Giuseppe Cannizzaro, Bartolomeo Azzaro, Giovanna Roccuzzo, Giovanni Minardi, Michele Calabrese, Luca Beltempo, AnnaLisa Nicolosi, Salvatore Battaglia, Danilo Cannizzaro, Maria Grazia Fiore, Davide Agnello, Gabriele Sardo, Antonio Casano, Giuseppe Arnone, Fabio Repici,Massimiliano Cardullo,Patrizio Galeotti, Francesca Andolina, Oliviero Diliberto, Cosimo Sgobio,Giuseppe di Lello, Francesco Forgione, oltre ai componenti del "Comitato antiarchiviazioni" nato dopo l'interrogazione dell'ex Ministro Diliberto ed ai firmatari delle decine e decine di esposti a suo carico giacenti presso il Ministero della Giustizia e il C.S.M.

I semi dell'operato del Prefetto Antonio Prestipino Giarritta, alla cui memoria rendiamo Onore e l'internautica e la blogosfera, grazie alle quali, persone oneste e coraggiose hanno potuto esporre i panni sporchi di Ragusa occultati per decenni sotto gli occhi di una stampa locale, parte sapientemente imbavagliata e parte giustamente timorosa , hanno dato e stanno dando i loro frutti, anche se ancora non del tutto visibili, con grave disappunto del Fera, al quale opportunamente non piace la "dietrologia", al punto da rovesciarla, accusando i giornali di avere causato la morte di Spampinato, senza rendersi conto di giustificarne il suo assassino, autoaccusandosi. Una"memoria"proibita che i nemici dell'oblio cerchiamo di non fare scomparire per un riscatto etico-culturale di Ragusa e dell'isola.

Ci auguriamo che il C.S.M., aggiustando il tiro e per pareggiare i conti, lo esautori immediatamente (e stavolta il tiro sarebbe mancino solo per il Fera, sotto il plauso dalle popolazioni iblee), indipendentemente dai pochi mesi di permanenza da procuratore che gli sono concessi dalla riforma Mastella, che non consentirà mai più a chicchessia procuratore di potere occupare un tribunale per quarant'anni di fila, nè per la metà, nè per un quarto e che, al di là delle graduatorie e degli scontati meriti cartacei, assegni a Ragusa che è un'emergeza, un Procuratore coraggioso, non omologato, che venga da lontano, in grado di spezzare una continuità devastante a 360 gradi ed invisa al Popolo stanco di continuare a reclamare equità e giustizia.

"L'upupa dalla cresta rossa", di cui si riproduce di seguito un articolo di Gianni Bonina pubblicato ne "La Sicilia" del 29 luglio 1995:

è un atto d'accusa e di denunzia del Prefetto Antonio Prestipino Giarritta, è quello che poteva scrivere coraggiosamente, "tornando a Ragusa per rompersi la Testa con un libro ", da Ispettore Generale di Amministrazione del Ministero dell'Interno.

Ci incontrammo in prefettura in una delle rituali cerimonie, quando si era già insediato il suo successore (intimo amico del Fera), gli accennai il mio punto di vista sul suo siluramento, andai a trovarlo nella sua abitazione di Messina. Non l'avrei più rivisto, di lì a poco ci avrebbe lasciati, ma è e sarà sempre con noi e nei nostri cuori.

La moglie N.D. D.ssa Liliana Loiacono già Giudice di Pace ha fatto scrivere sulla sua tomba "Prefetto Coraggioso, Spirito Libero". Vorrò portargli un mazzo di fiori di campo, il cui profumo lo inebriava lungo le sue passeggiate per il feudo del Barone di Canalazzi, mia terra natale. Vorrò fare omaggio alla sua gentile consorte di copia dell'esposto denunzia da me depositato presso le Procure di Messina e Reggio Calabria il 24 aprile 1999 ed avente per oggetto: "Ordinanza del defunto Prefetto di Ragusa Dott. A Prestipino Giarritta n.20/R/GAB del 12.1.1993, conseguentemente alla quale fu attivato dal Procuratore Fera il proc. pen. n.207/93 R.G.N.R., scandalosamente archiviato il 26.1.1995".

"Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana." (J.F. Kennedy)

Biagio Spadaro

 

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