P.n.44 del 3.09.2008

 
 

Chi è l'autore delle lettere anonime al Presidente del Tribunale di RG. Dott. Michele Duchi ed al p.g. di CT. Tinebra Giovanni?

Appello alle massime cariche dello Stato, perché il designato Procuratore della Repubblica di Ragusa, dott. Carmelo Antonio Petralia, si insedi al più presto

 

Avv. Biagio Spadaro Ing. Sebastiano Agosta Dott. Carlo Ruta

 

dr. Fera Agostino avv. Dipaola Carmelo

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il Presidente del Tribunale di Ragusa Dott. Michele Duchi*************** il p.g. di CT. Tinebra Giovanni

Il caso, da paesana masturbazione mentale che il commissario Montalbano avrebbe risolto in un fiat, costituisce un’ennesima variante sul tema della grafia, del quale l’ex procuratore del circondario di Ragusa (8/12 dei comuni della provincia) Fera Agostino, in atto ancora facente funzione, subisce il fascino in modo ossessivo o forse anche maniacale, evoca, tra finzione e realtà:

- * il film del 1961 “Divorzio all’italiana”, di Pietro Germi, quando la Legge italiana non ammetteva il divorzio, ambientato nel Ragusano, dove il barone Ferdinando Cefalù, detto Fefè (Marcello Mastroianni), si autoinviava delle lettere anonime in stampatello, in cui si autoaccusava di essere “cornuto” al fine di utilizzarle quali prove a discarico per il “delitto d’onore” della propria moglie Rosalia (Daniela Rocca), che avrebbe consumato dopo averla gettata tra le braccia del suo vecchio spasimante Carmelo Patanè (Leopoldo Trieste). Il tutto per poter sposare sua cugina, la bella sedicenne Angela (Stefania Sandrelli). Ma già in viaggio di nozze il mozzo del barone (interpretato dall’allora giovane portavoce del Fera sulla cronaca locale del quotidiano di Mario Ciancio Sanfilippo) insidiava  la felicità dell’unione facendo il piedino alla giovane sposa mentre sdraiata sulla chiglia dello yacht baciava appassionatamente il suo Fefè;

- * il romanzo di Leonardo Sciascia “A ciascuno il suo” da cui l’omonimo film di Elio Petri (1967), dove l’anonimo “morirai per ciò che hai fatto” ricevuto dal farmacista del paese Manno, è confezionato con lettere ritagliate da “L’Osservatore Romano” “Unicuique Suum” (scritta riportata nel retro di uno dei ritagli) che in quel paesino veniva recapitato solo a tre persone.
Il farmacista sarebbe stato ucciso in una battuta di caccia insieme al suo amico, il dottor Roscio (Paolo Laurana), il vero bersaglio. Egli infatti aveva scoperto che sua moglie, la sensuale Luisa (Irene Papas), aveva una tresca con suo cugino il notaio Rossello (Gabriele Ferzetti), che stava per denunziare dopo averne trovato le prove della sua corruzione, ma commise l’errore di confidarsi con un amico deputato a Roma che lo tradì.
Il Prof. Laurana (Gian Maria Volontè), il vero protagonista del romanzo, scoprì i fatti e venne soppresso anch’egli quando stava per denunziarli. Il romanzo finisce con le nozze tra la conturbante Luisa e suo cugino Rossello, il mandante dell’omicidio del marito;
  
- * le lettere anonime dattiloscritte di depistaggio alla “Fefè” affluite sul tavolo del s.procuratore Fera Agostino il 28 febbraio del 1972, all’indomani dell’assassinio dell’Ing. Angelo Tumino, con cui “veniva suggerito di indagare nell’ambiente delle persone che si interessavano di antiquariato” e di “interrogare il benzinaio del rifornimento FB di viale Europa, Fazio Giambattista” , piste che si sarebbero rivelate inconducenti e fuorvianti, indispensabili per perdere ben 4 mesi e tacitare e disorientare l’opinione pubblica nell’imminenza del delitto, come sancito nel rapporto del 29.04.1972 del  M.llo CC. Francesco Leone, al titolare delle indagini preliminari s.proc. Fera Agostino, su cui le avrebbe chiuse, trasmettendone il fascicolo al suo caro amico, consocio lions, defunto giudice istruttore Ventura Angelo, nonostante la rappresentatagli “necessità ed opportunità di ritornare ad escutere il Campria ed il Cutrone.” Subito dopo il Campria avrebbe assassinato con sei colpi di pistola esplosi da due rivoltelle il giornalista Giovanni Spampinato, quando stava per pubblicare chi era stato l’autore dell’assassino dell’ing. Tumino, a tutt’oggi nell’ufficialità degli atti giudiziari per mano ignota ed il verminaio che lo aveva causato: "un delitto fatto apposta per cancellare un altro delitto" (Corriere della Sera).

- * il romanzo di Salvatore Parlagreco “Il mistero del corvo”, il cui fulcro è costituito da alcune lettere anonime dattiloscritte, inviate nell’estate del 1989 da Palermo, alle maggiori autorità, seminando panico e sospetti nella polizia e nella magistratura, impegnate a combattere la mafia, che vennero attribuite ad Alberto Di Pisa, oggi preferito dal C.S.M. ad Alfredo Morvillo, fratello di Francesca Laura Morvillo, moglie di Giovanni Falcone, per andare a dirigere la Procura di Marsala, che fu di Paolo Borsellino (evento definito “sconcertante” dai membri togati di magistratura democratica);

- * le lettere anonime (1992-93) dattiloscritte affluite sul tavolo di Fera Agostino all’atto del suo insediamento da procuratore, descrittive di condotte tecnicamente impossibili in fatto ed in diritto del Direttore del Carcere di Ragusa Spadaro, ma utili ad aprirgli un procedimento autoassegnatosi, a farlo processare e ad appellarne la sentenza assolutoria con motivi d’appello che sarebbero risultati “documentalmente smentiti” nella sentenza confirmatoria della Corte di Appello di Catania;

- * le lettere anonime (1996) dattiloscritte recapitate al Carcere di Ragusa, che le trasmetteva allo Spadaro, immediatamente dopo il suo pensionamento, contenenti accuse gravissime sull’operato del Fera sulle quali nessuna indagine fu mai svolta, e dallo Spadaro doverosamente consegnate all’A.G. reggina nell’ambito del p.p. n.608/98 R.G.N.R.. Il Fera, venutone in possesso per le vie ufficiali, denunziava lo Spadaro per calunnia e diffamazione, appuntando i sospetti sullo Spadaro. Denunzia che sarebbe stata ritenuta del tutto infondata ed archiviata dal g.i.p. La conseguente contro denuncia dello Spadaro per calunnia consumata in suo danno dal Fera, sarebbe stata definita con archiviazione.

- * la lettera anonima dattiloscritta (1998), recante una falsa firma ed un falso indirizzo del Cons. Prov. Spadaro, in cui si censurava l’operato di alcuni amministratori e politici della Provincia Regionale di Ragusa, oltre a farvisi riferimento ad un noto capo clan del vittoriose, utile al procuratore Fera per aprire un procedimento a carico dello Spadaro, per cui cercò l’avallo ad incriminarlo per calunnia, negatogli dal Proc. Gen. Giacomo Scalzo. Ad archiviazione avvenuta lo Spadaro lo denunziava ancora una volta invanamente per calunnia;

- * la lettera anonima (2002) pervenuta allo Storico Dott. Carlo Ruta presso la sua residenza e contenente una memoria dello Spadaro in atti al fascicolo del p.m. n.608/98 R.G.N.R. presso la procura reggina in possesso per le vie ufficiali ad almeno 40 persone, utile al Fera per attivare un procedimento penale autoassegnatosi e mandare uomini e mezzi della sua procura a Pozzallo, ricadente sotto la competenza territoriale del tribunale di Modica, al deliberato fine di fare accertare come fosse stato lo Spadaro a trasmettergliela. Nonostante il Ruta ne avesse dichiarato a s.i.t. l'estaneità, il Fera dichiarava il falso nella sua opposizione alla richiesta di archiviazione del P.M. presso il Tribunale di Palermo, assumendo che bastava visionare gli atti del proc. penale da lui come sopra attivato, per “avere la prova indiscutibile del concorso dello Spadaro nel reato attribuito al Ruta”. Denunziato dallo Spadaro per calunnia, abuso d’ufficio e peculato, il Gip Gioacchino Scaduto ordinava archiviarsi per lo Spadaro e procedersi nei confronti del Fera per "calunnia". Il procedimento sarebbe stato definito con archiviazione;

- *  la lettera anonima a stampatello pervenuta al Dott. Carlo Ruta (2006) “PER IL DELITTO TUMINO CHERCHEZ LA FEMME” avente come mittente la donna da cercare, su cui il p.m. Barbaro Vincenzo non avrebbe svolto nessuna indagine richiedendone l'archiviazione.

Nel caso che ci accingiamo a descrivere, poteva ricorrere all’uso improprio dell’autografia per stilare lettere anonime  solo chi, oltre, ad averne un movente, era in possesso della grafia dell’ex Direttore del Carcere di Ragusa avv. Spadaro, rozzamente imitata dall’anonimografo nella certezza che la sua grafia non sarebbe mai stata oggetto di indagini.
 
Lo Spadaro ed il Geom. Sebastiano Agosta, il 4.04.2008, grazie alla notifica di un avviso  di conclusione di indagini, apprendevano sorprendentemente di essere indagati dalla Procura di Messina per “diffamazione” e “calunnia” nel procedimento penale n.1590/07 R.G.N.R p.m. Vincenzo Barbaro e Fabio D’Anna e che per l’Agosta era stata avanzata richiesta di archiviazione, quali presunti autori di due lettere anonime, una ricevuta dal Procuratore Generale Tinebra l’1.3.2007, e l’altra dal Presidente del Tribunale di Ragusa Dott. Michele Duchi.

 La prima, consistente in una busta manoscritta indirizzata al P.G. Tinebra ed avente come mittente “Agostino Fera Procuratore Repubblica Ragusa” contenente fotocopia della prima pagina di una pubblicazione dello Spadaro in questo blog relativa alla sua espulsione dal Lions voluta dal Fera dopo l'interrogazione parlamentare con cui l'ex Ministro della Giustizia Prof. Oliviero Di Liberto ne chiedeva la rimozione da procuratore e l’altra in analoga busta indirizzata al Pres. Duchi ed avente come mittente “C.S.M. Roma”, contenente copia della medesima prima pagina ed in più un manoscritto concernente comportamenti asseritamente ascrivibili al Fera in relazione agli omicidi Tumino-Spampinato ed apprezzamenti lesivi della sua condotta. 

Il Pres. Duchi la trasmetteva al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Messina con nota dell’8 marzo 2007, che avrebbe attivato il procedimento penale n.132/07 mod.46 (p.m. Fabio D’Anna, che sarebbe stato unito al predetto) e, per dovere d'ufficio all’allora procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino Fera, che ne approfittava per trasmettere la nota riservata n.585/06 del 9.3.2007 avente per oggetto “Anonimo ricevuto dal Presidente dr. Duchi. Contestuale DENUNCIA-QUERELA contro Ignoti” indirizzata a “S.E. Il PROCURATORE GENERALE DELLA REPUBBLICA DI CATANIA” (in cui appuntava i sospetti sullo Spadaro e sull'Agosta) a cui chiedeva di inoltrarla alla Procura di Messina. Richiesta alla quale il P.G. adito ottemperava, senza opporre resistenza alcuna, con nota a sua firma del 13 marzo 2007, nonostante aveva già trasmesso quella a lui pervenuta.

 E’ documentalmente provato in atti, come il Fera, confortato dal successo ottenuto agendo in sinergia con il suo caro amico avv. Di Paola (mentre l’uno querelava il Dott. Carlo Ruta a Messina l’altro gli faceva oscurare dal tribunale di Ragusa, per le vie civili d’urgenza, lo storico sito www.accadeinsicilia.net), subito dopo le pubblicazioni dello Spadaro su questo blog del 23.10.2006, del 26.10.2006 e dell’1.3.2007 sugli omicidi Tumino-Spampinato e del comunicato ai consoci Lions, nel periodo che va dal 4.10.2006 al 10.1.2007, in preda a sindrome da paesana onnipotenza, abbia fatto affluire alla Procura messinese ben quattro querele a carico dello Spadaro, ripetitive dei medesimi fatti, due inviate da lui e due dal P.G. Tinebra ai sensi dell’art.11 c.p.p. e dulcis in fundo, servendosi del suo caro amico avv. Di Paola Carmelo lo citava il 26.01.2007 presso il Tribunale civile di Messina, in primis perchè imputato per calunnia nel p.p. presso il Tribunale di R. Calabria n.608/98 RGNR in cui era già costituito parte civile (procedimento nato a seguito della trasmissione degli atti disposta dal neo Procuratore di Messina Luigi Croce a carico del Fera e di altri magistrati di ME. e ritortosi solo contro lo Spadaro per art.368 c.p.) e poi perchè si sentiva autoreferenzialmente diffamato dai fatti veri e documentalmente provati estratti dagli atti dibattimentali di detto procedimento divulgabili ai sensi di Legge, con richieste “in via d’urgenza dell’oscuramento del sito www.giustiziaesfatta.com, di disporre in via cautelare il sequestro e pignoramento di tutti i beni mobili ed immobili dello Spadaro a garanzia del dovuto risarcimento e condannare il convenuto Spadaro Biagio al risarcimento dei danni subiti dall’attore liquidando gli stessi in €.2.000.000/00 (duemilioni) o in quant’altra somma maggiore o minore che sarà ritenute equa e giusta. Col favore delle spese salvo oggi altro diritto.”

Lo Spadaro costituitosi attore in riconvenzionale, dopo avere documentato le falsità rappresentate nella citazione Di Paola-Fera, gli richiedeva le stesse somme e le stesse cose fondandole sullo stalking subito nell'esercizio delle sue funzioni di Direttore del Carcere di Ragusa, già dall'indomani del suo insediamento da procuratore (1992), sfociato in infarto acuto del miocardio, a cui ne sarabbe seguito un altro a seguito del perdurare del feroce e folle accanimento giudiziario, per cui sarebbe stato dispensato dal servizio per fisica inidoneità riconosciuta dipendente da causa di servizio col grado di Direttore Coordinatore di Istituti Penitenziari equiparato al v. Questore Aggiunto della Polizia di Stato.

Il Giudice civile D.ssa Mirella Schillaci all'udienza del 5 maggio 2009, non solo rilevava che "allo stato degli atti non è stata ancora raggiunta la prova della divulgazione e comunque l'idoneità della notizia a ledere l'altrui diritto non integra di per sè l'evento offensivo (v.Cass. 8 maggio 2002 n.6591)", ma rigettava altresì la tutela cautelare invocata dal Fera, non sussistendone i presupposti ed in ordine alla richiesta in via d'urgenza di oscuramento di questo blog, dopo i dovuti accertamenti eseguiti verbalizzava "la pubblicazione di articoli riguardanti il Fera sul sito www.giustiziaesfatta.com risale quanto meno al maggio 2005 ed è proseguita per certo fino a tutto l'anno 2008; che a fronte di una tale situazione protrattasi nel corso degli anni l'attore nel richiedere l'adozione di una misura tutelare d'urgenza non ha dedotto fatti nuovi tali da dimostrare che la perdurante presenza sulla rete di notizie e giudizi che lo riguardano abbia determinato ulteriori pregiudizi".

Querele, pertanto nulle, in quanto presentate dal Fera dopo il decorso dei termini di Legge (tre mesi) dall’intervenuta conoscenza dei fatti di cui era a conoscenza da oltre un anno. Fatti da egli denunziati alla Procura di Messina ed a quella di Catanzaro l’8 maggio 2006, contenenti le identiche richieste. Fatti peraltro già precedentemente pubblicati dallo Spadaro sul sito "Indimedya" e trasferiti col copia incolla su www.giustiziaesfatta.com all'atto della sua nascita, relativi ad eventi di pubblico interesse realmente accaduti e documentalmente provati. Querele anche queste assegnate ai suddetti p.m., dr. Barbaro e dr. D’Anna (Aggiornato dopo l'udienza del 5 maggio 2009).

In buona sostanza, il Fera, facendo un uso a dir poco spregiudicato della sua carica, riusciva a fare attivare a carico dello Spadaro, ben sei procedimenti penali ed uno civile (leggasi cliccando di seguito su 20)……UN CASO DA 4.000.000/00 (QUATTROMILIONI/00) DI EURO !..!..!..."(8.7.2007) per la medesima presunta diffamazione, ed è sintomatico come suddette lettere anonime, siano intervenute a distanza di oltre due mesi da quando egli prende coscienza del flop di dette querele e citazione.

Certo è che lo Spadaro, che aveva già pubblicato i fatti, contrariamente al Fera, non aveva nessun interesse a servirsi del mezzo vile ed abietto delle lettere anonime, chiaramente confezionate da chi, allegandovi la fotocopia della suddetta prima pagina del comunicato ai consoci Lions, aveva l’interesse che le indagini venissero orientate nei suoi confronti.

Lettere anonime che, riesce difficile non ricollegare ai suggerimenti dati dal Fera nella querela per diffamazione del 13.12.2006 a carico dello Spadaro (p.p.n. 6647/2006 RGNR), al suo collega ed amico p.m. Vincenzo Barbaro, “Ritengo sommessamente che potrebbe configurarsi a carico dello Spadaro anche il delitto di calunnia essendo stato il comunicato inviato a tante di quelle persone che appare ovvio che tra esse possa individuarsi qualche pubblico ufficiale che avrebbe l’obbligo di riferire all’Autorità giudiziaria i fatti delittuosi elencati “, per cui il predetto p.m. , diveniva titolare del p.penale n.1590/07 R.G.N.R., che avrebbe dovuto trasformare la "diffamazione" a carico dello Spadaro in "calunnia" ed ovviamente, per affondare ancor di più il coltello nella ferita, si ometteva di unificare i due procedimenti a carico dello Spadaro.

All’”ovvia” aspettativa del Fera, frustrata dal fatto che nessun pubblico ufficiale riferì un bel niente, perchè non c'era niente di "delittuoso" da riferire avrebbe provveduto l’anonimografo con suddette lettere confezionate ad arte, che allegate dal Fera (che le aveva ricevute in copia dal Pres. Duchi), alla sua denunzia-querela al P.G. Tinebra  laddove fra l’altro assume“Al riguardo segnalo che la segretaria dell’avv. Carmelo Di Paola sig.ra Maria Giovanna Spata, in data 27 febbraio 2007 ha riferito di avere visto Spadaro Biagio all’Ufficio delle Poste di via Napoleone Colajanni a Ragusa impegnato a spedire un gruppo di lettere”, indirizzavano i sospetti sullo Spadaro, che, da “persona informata sui fatti”, non avendo nulla da temere, per sentito spirito collaborativo e pur potendosi rifiutare, rilasciava ai Carabinieri delegati dal p.m. Barbaro un saggio grafico, all’oscuro dei fatti.

Ma come orientarle anche sul Geom. Sebastiano Agosta, reo, nel frattempo, di avere resuscitato lo scandalo Ellepi s.r.l. (tangente miliardaria nel p. p. n.1054/02 R.G.N.R. definito su richiesta di archiviazione del procuratore Fera) che vede oggi indagati dalla Procura di Messina il Fera per i reati di cui agli artt. 323, 328, 368 C.P. ed il suo amico, difensore e consocio lions avv. Carmelo Di Paola per i reati di cui agli artt. 368 e 378 C.P.?

Ecco puntuale come sempre, l’intervento del principe foraneo ibleo Di Paola Carmelo, alias “Ioca De Palomar”, che grazie  alle sue formidabili doti investigative ed al coinvolgimento della sua segretaria sig.ra Maria Giovanna Spata (la stessa che con la sua testimonianza aveva concorso a far condannare in I° grado lo Storico Dott. Carlo Ruta ed il Sig. Geom. Sebastiano Agosta ad otto mesi di reclusione (G.O.T. Salvatore Venuti), rei l’ultimo di aver scritto una lettera di critica in merito al predetto scandalo Ellepi s.r.l. ed il primo di avergliela pubblicata sul suo sito www.accadeinsicilia.net), risolve il problema in maniera a dir poco geniale, da lasciare di stucco persino Sherlock Holmes, Maigret, Poirot e perché no, anche Tom Ponzi.

La Spata a domanda del 23.07.2007 dei Carabinieri di Ragusa su sub delega del p.m. Barbaro“Ci dica se conosce Spadaro Biagio” risponde “conosco di vista una persona a nome Spadaro Biagio che nel recente passato ho visto nei vari processi celebrati a Ragusa, che vedevano in causa anche il Procuratore Fera”, a domanda “ci riferisca in ordine a quanto di sua conoscenza sull’episodio avvenuto in data 27 febbraio 2007, all’interno dell’ufficio delle Poste di via Napoleone Colajanni, ed in particolare se ha notato il predetto Spadaro Biagio intento ad eseguire delle operazioni postali” risponde “effettivamente mi è capitato, in data che non so indicare, e forse nei primi mesi di quest’anno, di notare all’interno di detto ufficio postale, presso il quale mi reco quasi giornalmente per effettuare delle operazioni per l’ufficio dove lavoro, una persona che non avevo lì notato prima e che avevo visto come coimputato assieme a Spadaro Biagio nei processi che vedevano in causa il Procuratore Fera. Questa persona risponde al nome di Agosta, del quale non so il nome, e nella circostanza stava spedendo diverse buste. Mi preme aggiungere che di questo episodio, tanto mi è sembrato strano, che arrivata in ufficio l’ho raccontato all’Avvocato Di Paola, mio datore di lavoro.” La predetta, unitamente alle sue generalità “dichiara di essere residente a Ragusa in via Ponchielli 25 - tel.0932.621482”.

Utenza telefonica in cui viene raggiunto il 18.09.2007, dai Carabinieri il suo datore di lavoro avv. Di Paola Carmelo: “Alle 17,30 il predetto era stato contattato dallo scrivente all’utenza 0932.621482, ma, impegnato in altra conversazione, egli ha richiamato lo scrivente all’utenza 0932.621010 “intestato al Comando Provinciale CC Ragusa”, alle 17,35. Il legale in questa conversazione è stato chiamato a ricordare l’episodio, avvenuto nei primi mesi di quest’anno, riferitogli dalla sua dipendente, Spata Maria Giovanna, in merito alla circostanza sulla presenza di tale “AGOSTA” presso l’ufficio postale di via Napoleone Colajanni di Ragusa e, invitato a fornire indicazioni per l’identificazione dello stesso Agosta, ha confermato tale circostanza, ha indicato la persona per: AGOSTA Sebastiano, nato a Ispica il 7.12.1930, residente a Ragusa in via Della Costituzione, 53.”

Il gioco è fatto: suddette Sommarie Informazioni Testimoniali sono valutate dal p.m. Barbaro sufficienti ad orientare le indagini anche nei confronti dell’Agosta, che pertanto viene indagato insieme allo Spadaro per il reato di “diffamazione” e “calunnia”. Ma come superarne la fin troppo evidente artificiosità della denunzia querela contro ignoti del Fera fondata sul pettegolezzo del Di Paola e della sua segretaria, chiaramente conducente in tutt'altra direzione ai fini dell’identificazione dell’anonimografo?

Necessita una perizia grafica che tagli le corna al toro e così il p.m. Barbaro solo in apparenza  orientato a farla eseguire al Reparto Investigativo Scientifico dei Carabinieri di Messina, che gli risponde“In relazione alla delega emessa dalla S.V. in data 11.07.07 nell’ambito del fascicolo processuale sopra contraddistinto, da notizie assunte presso l’Ufficio di Segreteria di Codesto P.M., si è appreso che il personale tecnico del R.I.S. Carabinieri di Messina, all’uopo interpellato, ha riferito di non essere al momento disponibile per l’esecuzione dei richiesti accertamenti per motivi tecnico-organizzativi, avendo in tal senso la S.V. già provveduto alla nomina di un C.T.U.”,  
finisce con l’incaricare un suo fiduciario, tale architetto Giovanni M. Favaloro da Messina.
   
A detto scienziato della grafia viene fornito il saggio grafico cui si è fatto cenno, rilasciato dallo Spadaro il 18.06.2008 quale “persona informata dei fatti” e quindi tecnicamente inutilizzabile e quattro firme in fotocopia dell’Agosta apposte in calce ad altrettante notifiche di atti giudiziari.

Il Favaloro nella sua perizia grafica, dopo aver illustrato per ben 16 pagine l’infallibilità del suo metodo (il proverbio siciliano recita:“cu s’avanta ccà so vucca è cciù sceccu ri cu s’ammucca” ) ed avere del tutto omesso l’analisi delle caratteristiche strutturali e formali della grafia delle lettere anonime conclude: “E’ tecnicamente giustificato attribuire la scrittura oggetto di verifica, di cui alle missive inviate al dott. Duchi ed al dott. Giovanni Tinebra, come specificato nel quesito peritale, all’indagato Spadaro Biagio” .

Visionati gli atti d’indagine da indagati per art.368 c.p. (p.m. Barbaro Vincenzo e D'Anna Fabio), lo Spadaro e l’Agosta producevano nei termini di Legge una memoria a firme congiunte in cui veniva documentalmente provato:
come lo Spadaro in data 27 febbraio 2007 ed il giorno successivo, trovavasi fuori dalla Provincia di Ragusa
e come induceva al sospetto:
- che la Spata avesse riferito al suo datore di lavoro di aver visto, in data imprecisata (“… forse nei primi mesi di quest’anno….”), l’Agosta, di cui non ricorda il nome (data e nome ricordati esattamente dall’avv. Di Paola), presso il suddetto ufficio postale intento a spedire posta; nè si riscontra nell’evento un’eccezionalità tale da essere riferito, salvo che l’avv. Di Paola, non abbia ricompreso tra le sue mansioni quella di riferirgli tutte le persone che incontra ogni volta che esce dal suo ufficio;
- che quanto non ricordato dalla Spata, venisse esattamente ricordato dal suo datore di lavoro avv. Di Paola, insieme alle generalità complete dell’Agosta;
- che l’avv. Di Paola avesse sentito l’esigenza di riferire al Fera un episodio così insignificante e che il Fera nella sua denunzia l’avesse utilizzato, in danno dello Spadaro ed il Di Paola in danno dell’Agosta, nel riferire al Fera che la Spata aveva visto l’Agosta e non lo Spadaro come le era stato chiesto;  
-che la Spata preferisse recarsi “quasi giornalmente per effettuare delle operazioni per l’ufficio dove lavoro” presso l’ufficio postale di via Napoleone Colajanni    lontanissimo dallo  studio legale dell’avv. Di Paola sito in via Ing. Migliorisi optandolo a quello di via Risorgimento, vicinissimo allo studio del suo datore di lavoro;
- che la Spata, che riferisce di svolgere le operazioni postali presso l’ufficio alquanto distante dal posto di lavoro, allorquando fornisce a S.I.T. i suoi dati anagrafici e la sua residenza, indichi quale numero di telefono un numero che corrisponde allo stesso telefono in cui sarebbe stato raggiunto il Di Paola nell’occasione della richiesta di informazioni da parte dei Carabinieri di Ragusa;
- che la costruzione artificiosa dell’accusa, si desumeva anche dall’indicazione in querela da parte del Fera, nonché in S.I.T. da parte della Spata del giorno in cui sarebbe stata attestata la presenza dello Spadaro o dell’Agosta presso l’ufficio postale di via Colajanni,  ma non anche dall’esatto momento, fascia oraria o parte della giornata in cui ciò si sarebbe verificato;
- in merito alle dichiarazioni non rispondenti al vero della predetta Spata Maria Giovanna, lo Spadaro dichiarava di non avere il piacere di conoscerla, di non aver avuto mai processi celebrati a Ragusa, che vedevano in causa anche il Procuratore Fera, che nessuna aula di udienza del tribunale di Ragusa ha mai visto presenti contestualmente lo Spadaro ed il Fera, né lo Spadaro il Fera e l’Agosta, né lo Spadaro e l’Agosta - di non essere mai stato coimputato con Agosta Sebastiano in processi che vedevano in causa il Procuratore Fera; mentre l’Agosta dichiarava che nessuna aula di udienza del tribunale di Ragusa ha mai visto presenti contestualmente lo Spadaro il Fera e l’Agosta;  di non essere mai stato coimputato con Biagio Spadaro in processi che vedevano in causa il Procuratore Fera, come confermato dalla nota in atti n.1016 del 20.09.2007 a firma del Ten. CC. Carmine Gesualdo laddove assume “Dalla documentazione cartacea esistente presso gli uffici di questo comando sul conto di Spadaro Biagio non è stato possibile identificare il Sig. Agosta, indicato dalla sig.ra Spata Maria Giovanna.” .

- Agosta dichiarava, in merito ad accertamento Postale da lui eseguito:
La Spata (o meglio il Di Paola) asserisce che l’Agosta sarebbe stato visto negli uffici postali sopraindicati il 27.02.2007, intento a spedire diverse buste.
Il timbro apposto dal Centro Meccanizzato Postale di Catania risulta datato 27.02.2007.
Così stando le cose l’Agosta avrebbe inviato il 27.02.2007 le buste che il CMP di Catania avrebbe ricevuto e rispedito il 27.02.2007.
Alla prova in forma strettamente privata si è potuto constare, diversamente, che:
- l’Agosta ha spedito il 9.4.2008 alle ore 10,58 una prioritaria alla Marmont srl;
- il timbro del CMP di Catania risulta apposto il 10.4.2008. Nel pomeriggio dello stesso giorno l’Agosta introduceva nella cassetta postale più vicina alle poste di via Colajanni un’altra prioritaria, che gli sarebbe stata restituita insieme alla prima e senza timbro del CMP di CT. il 12. 04.07.
Così ragionando, è impossibile che la prioritaria del 27.02.2007 sia stata spedita il 27.02.2007; il ragionamento artificioso del Di Paola risulta vanificato alla prova dell’accertamento postale, allo stato effettuata in forma strettamente privata.

L’Agosta dichiarava altresì che la Spata è adusa a rendere testimonianze in pro del suo datore di lavoro avv. Di Paola, com’è avvenuto nel procedimento penale n.1682/05/R.G. presso il Tribunale di Messina a carico dell’Agosta e del Dott. Carlo Ruta, su querela del Fera.
In buona sostanza il Di Paola aveva esercitato azione risarcitoria nei confronti  dell’Agosta e del Ruta presso il Tribunale di Ragusa in quanto l’uno asseriva che era stato contattato telefonicamente per fissargli un appuntamento in cui gli aveva offerto una mazzetta di lire 10.000.000 per soffocare lo scandalo Ellepi s.r.l. e l’altro ne pubblicava la notizia sul suo sito, oltre che su “Ragusa sotto inchiesta i poteri forti e l’omertà”. Il Di Paola fondava la sua citazione, che avrebbe prodotto l’oscuramento del sito del Ruta www.accadeinsicilia.net , sul rovesciamento dei fatti narrati dall’Agosta ed assumendo che era stato lui a contattarlo per primo, per offrirgli la mazzetta e non viceversa.
 
Il Fera subito dopo querelava per stampa clandestina il Ruta e per diffamazione entrambi, presso la Procura di Messina (che avrebbe stralciato la parte relativa alla stampa clandestina trasmettendola alla procura di Modica per competenza territoriale) per le pubblicate critiche alla sua richiesta di archiviazione sullo scandalo Ellepi s.r.l. che si era autoassegnato (p.p n.1054/02 R.G.N.R.).

La Procura di Messina attivava il procedimento penale n.1682/05/R.G., in cui si inseriva pure il Di Paola, adducendo quale teste la sua segretaria Spata Maria Giovanna, che con la sua  testimonianza circa un presunto accesso dell’Agosta “in ora di non ricevimento dei clienti” presso lo studio del Di Paola, che l’avrebbe cacciato fuori e che le avrebbe riferito “Lo sai? Questo signore mi ha detto come si chiamava e mi ha chiesto dei soldi”  concorreva, unitamente al rigetto da parte del giudice onorario presso il Tribunale di Messina avv. Salvatore Venuto della richiesta di acquisizione dei tabulati telefonici formulata dal difensore di fiducia (utili a provare chi dei due aveva telefonato per primo, se il Di Paola o l’Agosta) e del fascicolo suddetto presso il tribunale di Ragusa n.1054/02 R.G.N.R., archiviato su richiesta del Fera, all’appellata sentenza di condanna dei predetti.

Dall’acquisizione da parte dell’Agosta, dopo detta condanna, di copia integrale del fascicolo sullo scandalo Ellepi.s.r.l., contenente anche i suddetti tabulati telefonici, in conseguenza del procedimento civile come sopra promosso dal Di Paola, sarebbe emerso come la narrazione dell’Agosta all’intervistatore Ruta fosse alquanto verosimile, fosse estremamente probabile il versamento di una tangente miliardaria, certamente spropositato il prezzo di acquisto versato dalla Provincia Regionale di Ragusa, come il Di Paola si ergesse a difensore di varie posizioni tra loro difficilmente conciliabili, come fosse stata alquanto superficiale la richiesta di archiviazione del Fera, come fosse verosimile la narrazione che l’Agosta fa dell’incontro (modalità, tempi, luoghi) con il Di Paola. Fatti i suddetti, tutti segnalati dall’Agosta al Sig. Presidente della Sezione Penale della Corte d’Appello presso il Tribunale di Messina, che dovrà pronunziarsi in merito alla condanna sua e del Ruta, da parte del giudice onorario avv. Salvatore Venuto, palesemente ingiusta alla luce di quanto, come sopra, emerso.  Fatti, altresì, segnalati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina, che al riguardo ha avviato indagini preliminari a carico del Fera e del Di Paola.

Inoltre lo Spadaro, certo della sua estraneità ai fatti, reperiva tramite internet un Avvocato Perito Grafico della provincia di Ragusa di indiscussa serietà e professionalità, a cui consegnava la perizia del Favaloro contente anche la grafia dell’Agosta, gli rilasciva saggio grafico ed in più dei manoscritti di certa paternità del Fera, chiedendogli un parere su quale delle tre grafie fosse conducente alle lettere anonime.

Dopo otto giorni gli veniva detto che era da escludere in modo categorico la conducenza della propria grafia e che delle restanti due, solo una era conducente, ma che non poteva attestarlo se non previa autorizzazione degli interessati o dell’Autorità Giudiziaria. Obtorto collo lo Spadaro lo autorizzava a procedere alla redazione della perizia sulla propria grafia, che una volta avuta veniva consegnata sia al Barbaro, che al Procuratore Capo Dott. Luigi Croce.

Eccone le conclusioni “Pertanto, rispondendo al quesito posto si può concludere con certezza che la paternità della missiva anonima oggetto di verifica non è attribuibile a Spadaro Biagio, essendo, perciò, riferibile ad altra mano.  
CAPITOLO V

BREVISSIME OSSERVAZIONI ALLA CTU IN ATTI
Al fine di adempiere compiutamente all’incarico affidatomi non posso esimermi dallo svolgere alcune osservazioni sulla metodologia usata e sulle conclusioni cui è pervenuto il CTU, Arch. Favaloro.
Ovviamente tralascerò ogni considerazione sulle erudite e inappuntabili descrizioni del metodo impiegato dal ctu che hanno impegnato lo stesso nella stesura di ben sedici pagine della perizia allegata al procedimento n.1590/07 n.r. Mi sento, altresì, di concordare su gran parte dell’analisi della scrittura dello Spadaro effettuata dal CTU in special modo laddove evidenzia <<le dimensioni decisamente superiori del corpo medio della scrittura>>, <<la spaziatura interletterale irregolare>>, <<le alzate di penna frequenti>>, <<il distanziamento tra le parole contigue evidente>>, <<la pendenza a destra degli assi delle lettere>>, <<la prevalenza di forme curvilinee>>. Sbalordisce, invece, l’assoluta omessa analisi delle caratteristiche strutturali e formali della grafia della missiva anonima. Non si comprende, pertanto, come sia stato possibile addivenire ad un giudizio di identità tra la grafia dello Spadaro e quella dell’anonimo senza procedere ad un raffronto tra le caratteristiche peculiari, intrinseche ed estrinseche delle due scritture. Laddove effettuato tale raffronto, infatti, alla luce delle stesse analisi svolte dal CTU, non avrebbe potuto che  portare, senza ombra di dubbio, ad attribuire lo scritto anonimo a mano diversa dall’indagato Spadaro Biagio.” 

La memoria a firme congiunte Spadaro-Agosta, a cui veniva allegata anche suddetta perizia di parte,  concludeva con la richiesta di una nutrita serie di atti d’indagine che, se svolte, avrebbero smascherato senza ombra di dubbio l’anonimografo.
 
Subito dopo lo Spadaro riceveva invito al rilascio di ulteriore saggio grafico al R.I.S. Carabinieri di Messina, su delega del p.m. Vincenzo Barbaro, ai quali rispondeva che c’era la sua massima disponibilità, a condizione che venisse rilasciato anche dal Fera, o che la perizia venisse effettuata anche sulla grafia del Fera, che aveva già fornito in copia ed esistente in originale in atti.

Insensibile alla richiesta, il p.m. Barbaro faceva ugualmente effettuare  suddetta perizia dal R.I.S. esclusivamente sulla grafia dello Spadaro, le cui conclusioni sconfessavano la perizia dello scienziato Favarolo, confermando quella del Perito di parte dello Spadaro ed escludendone ogni responsabilità, nei cui confronti il p.m. richiedeva l'archiviazione decretata dal GIP.

A suddetto p. penale n.1590/2007 RGNR, così definito, che si prefiggeva di trasformare la presunta "diffamazione" attribuita allo Spadaro, in "calunnia", non veniva unito quello per "diffamazione" che ne era l'origine e che contiene i medesimi capi d'imputazione, attivato con l'anzidetta querela del Fera dell'8.5.2006: il p.p. n.6647/2006 RGNR per cui è processo che non avrebbe dovuto essere incardinato e che si protrae ad oltranza, nonostante le esaustive spiegazioni e prove fornite dallo Spadaro in sede di indagini preliminari al p.m. dr. D'Anna Fabio che ne è titolare, ne consigliavano una rapida archiviazione nell'interesse della GIUSTIZIA.

Così l’anonimografo sfugge, almeno per il momento, all’identificazione, grazie ad “un contesto di esasperato corporativismo, logge massoniche, appartenenze ai lions, trasversalità di interessi” così come descritto nella “Relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare Antimafia sul fenomeno mafioso a Messina - XIV legislatura, unitamente alla figura del p.m. Vincenzo Barbaro indagato per <<rivelazione di segreto d’ufficio>>, del suo amico giudice Giuseppe Savoca, di Santino Pagano già sottosegretario al tesoro, del v.questore Alfio Lombardo e degli altri 12 arrestati e o indagati per collusioni tra professionisti, imprenditori e boss mafiosi favorite da magistrati, politici e forze dell’ordine, nell’operazione antimafia della D.D.A. reggina  GIOCO D’AZZARDO del 9.05.2005”

A questo punto è chiaro come lo Spadaro, l’Agosta e l’opinione pubblica del paese Ragusa, già satura della vicenda, pretendano che la Magistratura ufficializzi chi è l’anonimografo, con annessi, connessi, presupposti e consequenziali.

Questa squallida vicenda conferma ancora una volta l’incorruttibilità dell’ARMA dei CARABINIERI, sempre più amata dai Cittadini Onesti ed Operosi e dimostra come, laddove uno solo dei tre poteri dello Stato compia il proprio dovere, diventa impossibile da parte di chicchessia rovesciare la verità dei fatti.

Al f.f. procuratore Fera, le cui montagne di accuse immotivate, nei confronti di coloro i quali egli definisce pubblicamente suoi “nemici e persecutori”, suscitando ilarità mista a commiserazione nelle popolazioni iblee che ormai ben lo conoscono, si stanno sgretolando, soffocandolo, consigliamo di andarsene immediatamente in pensione, al fine di non peggiorare la sua posizione e di non attirarsi altri seri guai inerenti il suo operato.

Si goda la sua vecchiaia l’ex procuratore Fera, se ci riuscirà, giocando a tennis col suo caro amico “Ioca De Palomar” (alias Di Paola Carmelo) ed andando a caccia coll’ex capo della D.N.A. Pier Luigi Vigna, suo intimo amico ed assiduo frequentatore da decenni di questa provincia, come da lui stesso esternato il 7.06.2008 in presenza anche dello Spadaro e dell'Agosta, presso la Camera di Commercio di Ragusa, in occasione del passaggio del martello e della campana al subentrante presidente lions del club di Ragusa Host, da parte dell’uscente Fera, che ha pubblicamente contraccambiato i sentimenti di affettuosa amicizia che lo legano al Vigna, che insieme al regalo offertogli dal Fera, ha accettato anche quello dello Spadaro e dall’Agosta : una copia de “IL CORRIERE DELLA SERA” dell’1 giugno 2008, con in I°, XVIII° e XIX° pagina “Gli omicidi Tumino-Spampinato” <<un caso provocato da un altro caso. Un delitto fatto apposta per cancellare un altro delitto....>>

Al Sig. Presidente della Repubblica On. Avv. Giorgio Napolitano, al Sig. Ministro della Giustizia On. Avv. Angelino Alfano ed al V.Presidente del C.S.M. On. Prof. Giacomo Mancino, chiediamo un intervento risolutivo acchè il Fera lasci immediatamente la procura di Ragusa e raggiunga la procura dei minori di Catania, dov’è stato destinato, al di là delle artificiosità burocratiche che lo vedono ancora incollato alla poltrona, a termini di Legge abbondantemente scaduti e con i rischi a 360 gradi che ciò comporta per i sottoscritti e per quanti da egli classificati “suoi nemici e persecutori”, significando che il vero problema è che la legge funzioni anche per i giudici ed i gionalisti, che non sono angeli e fra di loro c'è anche chi fa carognate e non con il varo del "DDL Alfano sulle intercettazioni", che così com'è, taglia la testa al malato.   
 
Al Sig. Procuratore Nazionale Antimafia, Dott. Pietro Grasso, pur consapevoli del vuoto d’organico che si è venuto a creare all’interno della D.N.A. per effetto della Legge “Mastella”, chiediamo di voler liberare il suo Sostituto Dott. Carmelo Antonio Petralia, per consentirgli di assumere la già deliberata titolarità della procura della Repubblica di Ragusa che è un’emergenza e così stroncare il quarantunennale permanere del Fera, sempre più censurato dal nord al sud Italia (e dopo la condanna per “stampa clandestina” dello Storico Ruta su sua denunzia, anche dall’Europa e dagli U.S.A. con i 700.000 documenti esistenti e visibili su yahoo) “il cui permanere ad oltranza” è sicuramente sempre più dannoso a sé, alle Popolazioni Iblee, all'ordine forense , alla meritocrazia ed all’intero Ordine Giudiziario.

Al Sig. Presidente della Corte d’Appello ed al Procuratore Generale della Repubblica di Catania Giovanni Tinebra, chiediamo di volere filtrare tutto quanto proviene loro dal Fera e dal suo avvocato Di Paola Carmelo.   

Al Sig. Presidente della Corte d’Appello ed al Sig. Procuratore Generale della Repubblica di Messina, chiediamo di volere attenzionare tutti gli appelli relativi a condanne di I° grado comminate su denunzie-querele del  Fera o del suo avvocato Carmelo Di Paola, congiuntamente e separatamente.

Alla Procura Distrettuale Antimafia di Catania nata nel 1992, che fin’ora ha potuto pubblicare “vent’anni di mafia in provincia di  Ragusa (vedasi l’analisi del s.Procuratore Antimafia Dott. Fabio Scavone nella I° pagina e nell’intera p.48 del quotidiano “La Sicilia” del 16 nov.2007 e I° IV° pagina del medesimo quotidiano del 16 febb.1999 dal titolo “A sorpresa Ragusa, risulta <<capitale>> mafiosa d’Italia” ) chiediamo di incominciare ad attenzionare lo scandalo degli omicidi Tumino-Spampinato, affinché possa scrivere, non appena tecnicamente possibile ed ove non dovesse provvedervi la Procura già interessata del caso, anche del ventennio precedente, prolusivo del susseguente, che ne è una diretta conseguenza e scaturigine.

Al Sig. Procuratore della Repubblica di Messina Dott. Luigi Croce, verso cui nutriamo rispetto e stima e con cui ci congratuliamo per la sua nomina al vertice della Procura Generale di Palermo in cui s'insedierà a breve termine, che ben conosce i fatti, il Fera e le sue diramazioni, chiediamo di volere accelerare al massimo le indagini che lo riguardano al fine di liberare Ragusa, il più presto possibile da una presenza scomoda e conclamatamente inquietante ed al Sig. Presidente Dott. Giambattista Macrì di allertare e mettere in guardia i G.I.P. ed i Giudici del Tribunale cui è preposto in merito ai tanti, ai troppi procedimenti penali e civili che affliscono sui loro tavoli, promossi dal Fera e dal Di Paola separatamente e congiuntamente.

Al Sig. Prefetto ed ai Comandi Provinciali Interforze della Provincia di Ragusa, chiediamo di esercitare la dovuta vigilanza, tenendo conto che si ha a che fare con persona non adusa a perdere e che vuole vincere ad ogni costo e con ogni mezzo e che non ha nessuna volontà di andarsene, preoccupato com’è nell’apparenza delle sue pubblicate dichiarazioni, dell’organico dei sostituti della procura ragusana, supersaturo se si considerano gli "onorari", piuttosto che di quello della procura dei minorenni di Catania, cui è stato assegnato, ma in realtà di ben altro che lo coinvolge in prima persona e che necessita della sua presenza in loco.

Infine riteniamo di bassissimo profilo le numerose richieste del Fera di sequestro dei proventi delle pubblicazioni dello Storico Dott. Carlo Ruta, unico mezzo di sostentamento del nucleo familiare con due figli studenti, destinati alla propria moglie e collaboratrice e l’indagine patrimoniale che da ultimo l’ha stressata per mesi, con impiego di uomini e mezzi della procura di Ragusa, incompetente territorialmente in quanto il Ruta e la moglie risiedono a Pozzallo appartenete al circondario del Tribunale di Modica (sempre in provincia di RG.),degni di maggior causa. Anche le pietre sanno le modeste condizioni economiche dei coniugi Ruta, che conducono con grande dignità una vita francescana, rei soltanto di avere avuto il coraggio di denunziare potenti e potentati, che hanno reso e rendono la loro vita un inferno, espropriati come sono in fatto ed in diritto della loro unica ricchezza: l’onestà di poter dire la verità per cambiare le cose, per una società più giusta, per un mondo migliore.

Fonte:tutto quanto su pubblicato è contenuto negli atti dei procedimenti penali n.n.6647/2006 RGNR, n.1590/07 R.G.N.R. e n.5223/07 R.G. G.I.P. presso Il Tribunale di Messina.

La foto di Fera Agostino è stata estratta dalla pubblicazione della sua lunga e castrante intervista rilasciata al quindicinale "La Città" IL GIORNALE DI RAGUSA E PROVINCIA n.24 del 19 nov.2005, mentre quella di Di Paola Carmelo dal quotidiano "La Sicilia cronaca di Ragusa" dell'8.06.2006 in occasione della sua designazione ad assessore da parte del candidato a Sindaco di Ragusa Francesco Poidomani, trombato. Le altre foto sono state fornite dagli interessati.  

Questa pubblicazione è dedicata al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (dallo Spadaro conosciuto durante la sua Direzione della Casa di Reclusione di Saluzzo), alla di lui moglie Emanuela Setti Carraro ed all'agente di scorta Domenico Russo, dei quali oggi ricorre il 26° anniversario dell'eccidio per mano di cosa nostra e di <<specifici interessi all'interno delle istituzioni>>.

"Non avreste potuto leggere quest' articolo se fosse già in vigore il ddl Alfano sulle intercettazioni", che pertanto va rimodulato a salvaguardia e tutela dell'art.21 della Costituzione : <<Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.....>>

P.del 4.10. 2009:

Alla suddetta richiesta di archiviazione del 18/07/2008 del p.p. n.1590/07 R.G.N.R. a firma del P.M. Vincenzo Barbaro, il dr. Fera si opponeva. Conseguentemente Il 24.02.2009 si teneva la camera di consiglio ed il Giudice M.Teresa Arena si riservava di decidere, emanando il 17.09.2009 decreto di archiviazione, che dichiara inammissibile l'opposizione del Fera e che così conclude: << A ciò deve peraltro aggiunggersi che la Spata, assunta a s.i.t., ha precisato di avere notato dentro l'ufficio postale non l'avv. Spadaro come asserisce la persona offesa (Agostino Fera) ma Agosta che aveva visto insieme allo Spadaro in un processo che interessava il dott. Fera. Affermazione questa che invero lascia perplessi ove si consideri che ovviamente nessun processo poteva celebrarsi presso il Tribunale di Ragusa, riguardante il dott. Fera. E' poi sospetto il fatto che la Spata sia stata meno precisa di quanto non sia stato l'avv. Di Paola al quale lei avrebbe raccontato di quell'incontro avvenuto presso l'ufficio postale>>. Alla luce di detto epilogo l'avv. Spadaro e l'Ing. Agosta stanno valutando se assumere iniziative di Legge in merito.

Biagio Spadaro - Sebastiano Agosta.

L'ulteriore acquisizione ad oggi 23.12.2010, di atti giudiziari disseminati in varie Procure consente di focalizzare le vere motivazioni di seguito riportate, poste a base di questo procedimento penale (1590/07 RGNR) artificiosamente promosso dal Fera con l'ausilio del suo avvocato, amico e consocio lions Carmelo Di Paola e della sua segretaria Spata Maria Giovanna e di stabilire i collegamenti viscerali tra i procedimenti pendenti presso il Tribunala di Messina: civile n.762/2007 R.G. e penali n.6647/06 R.G.N.R. e n.6548/08 R.G.N.R. riportati e visibili ai n. 65, 56 e 71 cliccando di seguito su 57) Lontani da Procure e Tribunali macchine infernali (7.09.2009). Aggiornato al 22.09.2010) nonchè al n.74 relativamente al p. penale presso la Procura di Catanzaro n.1172/09 R.G.N.R., avventatamente promosso dal Fera con le conseguenze esposte al n.75.

   

Telefax: 0932-820060  —  cell.338.8388966 — posta elettronica:  passanitello@giustiziaesfatta.com