26.07.2008

Nasce l’Osservatorio sui cronisti minacciati

“Fuori dall’Ordine i giornalisti collusi”

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Davide Mancuso

“Va creato, presso l’Ordine Nazionale dei Giornalisti e la Federazione nazionale della Stampa, un osservatorio sui cronisti minacciati o che vivono sotto scorta per aver ricevuto minacce dalla mafia"

È la proposta lanciata dal giornalista Alberto Spampinato al convegno “Mafia,  intercettazioni, cronisti sotto scorta” organizzato dal Centro Studi Pio La Torre in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) presso la sede della Fondazione Banco di Sicilia a Villa Zito, a Palermo.

“L’Osservatorio -precisa Spampinato -si rende necessario per dare una lettura unitaria dei problemi che affliggono la categoria che spesso vive un condizionamento e un’umiliazione quando, autocensurandosi, è costretta, per paura, a non pubblicare notizie scomode in proprio possesso. Questa è una forma di pizzo che i giornalisti dovrebbero rifiutarsi di pagare denunciando tutti i casi in cui si trovano sotto costrizione”.

La proposta è stata subito accettata dal presidente della FNSI Roberto Natale che ha annunciato l’istituzione di uno specifico comitato di lavoro. “Analogo apprezzamento – ha assicurato Spampinato – mi è stato manifestato dal presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti Lorenzo Del Boca e da Carlo Malinconico, presidente della Fieg, la federazione degli editori.”

Il dibattito era stato aperto dal presidente del Centro Studi Pio La Torre, Vito Lo Monaco che aveva sottolineato come “questa sia una fase storica nella quale il mondo giornalistico subisce condizionamenti e autocensure e alcuni suoi rappresentati subiscono attacchi da parte della mafia. Per di più alcuni provvedimenti recentemente approvati dal governo sembrano limitare la libertà d’informazione, impedendo, fino alla fine dei processi, di pubblicare notizie in merito alle indagini in corso”.

La condizione dei giornalisti che si occupano di temi scomodi come la criminalità organizzata è stata al centro del dibattito, nel corso del quale si è messo in evidenza come manchi un vero giornalismo d’inchiesta. “Un giornalismo fatto di ricerca, approfondimenti e che rappresenta il fil rouge che accomuna le storie di tutti gli otto giornalisti siciliani uccisi dalla mafia – ha ricordato Franco Nicastro, presidente dell’Ordine regionale dei Giornalisti – tra di essi ricordiamo Giovanni Spampinato e Mario Francese. Purtroppo però, per molto tempo, a livello nazionale, il tema dei cronisti sotto scorta è stato rimosso”.

“Nell’aumento dei cronisti sottoposti a scorta, vedo un fenomeno di regressione culturale che si evidenzia nella rinuncia nel coltivare un giornalismo di inchiesta -ha sottolineato Gaetano Paci, pm della Dda di Palermo –. Fare informazione antimafia non significa pubblicare integralmente le fonti giudiziarie. Mi chiedo se esista un’etica dell’informazione dato che spesso si pubblicano atti giudiziari che espongono a rischi i soggetti citati. Non ci si può trincerare dietro l’etichetta di giornalismo antimafia -ha continuato Paci -quando ci si occupa di vicende folcloristiche come l’operazione alla prostata di Provenzano”.

“L’etica ci sta a cuore – è stata la risposta del presidente della FNSI Roberto Natale –. Il punto non è la riservatezza delle notizie giudiziarie ma che le norme in via d’approvazione segnerebbero la fine della cronaca giudiziaria. È vero che in passato si sono commessi degli errori pubblicando intercettazioni riguardanti vicende private senza alcuna rilevanza penale, ma adesso sotto attacco vi è il diritto ad informare”.

Per testimoniare la propria condizione di giornalisti oggetto di intimidazioni e costretti a vivere sotto scorta erano presenti Lirio Abbate, dell’Ansa e Nino Amadore del Sole 24 ore.

“Fuori dall’Ordine i giornalisti collusi con la mafia” è stato il grido di Lirio Abbate. “In presenza di intercettazioni che attestino l’accoglimento da parte di giornalisti di richieste da parte dei mafiosi, non occorre aspettare la sentenza della Cassazione per sancire la radiazione”.

Nino Amadore ha invece voluto sottolineare le difficoltà e i condizionamenti che molto spesso sono costretti a subire i cronisti che lavorano in piccoli paesi della Sicilia e della Calabria, spesso per appena quattro, cinque euro a pezzo. “La vera informazione antimafia – ha detto l’autore de “La zona grigia” – si fa nei consigli comunali dei piccoli paesi della nostra regione e della Calabria dove vengono decise le spartizioni degli appalti”.

“Ma non è solo reticenza o colpa di giornalisti pavidi se la mafia non è al centro dell’attenzione dei media italiani – denuncia Angelo Agostini, direttore della rivista Problemi dell’Informazione – la verità è che la mafia non è una priorità nell’agenda politica italiana e i media hanno smarrito la capacità di proporre temi all’agenda politica perché ormai succubi”.

                               14luglio2008 asud’europa pag 15

gino spadaro

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