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21 aprile 2007 Da fotogrammi del mio tempo: "U zi Pepè u capitanu" Gli occhi cerulei, l'aspetto fiero. Quando si accendeva, e non era raro il caso, il suo sguardo saettava: << Susiti verme e 'mpaia u carruzzinu>> Erano solo le quattro del mattino di una delle tante sospirate domeniche degli anni quaranta, i miei anni di liceo. Si andava a Malavita, la terra dei padri. All'ombra di quei carrubbi nelle calure estive più gene= razionidi tanta "Strippa" (leggi stirpe)hanno sognato mandrie di puledri, asini, vacche, campi di spighe a perdita d'occhio. Si spegneva u zi Pepè u capitanu nella stanzetta di un sordido ospedale comisano, agitato come un Titano incatenato, perchè l'anima era viva e forte ma il corpo aveva ceduto alla setticemia. Non seppe forse mai che la sua ala aveva illuminato il corso della mia vita. Il prossimo fotogramma dal titolo: "Ma frati Pippinu"
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