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7.9.2007 Da "Fotogrammi del mio tempo": U PAPA' Lo sguardo smarrito, il fazzoletto nella mano; schiacciato sulla larga e piatta sedia all'angolo della casa di campagna a Barce. Sperava che vicino passasse uno dei figli o il nipotino Elio per allungare la mano tremula, toccarli e sentire pulsare nelle loro vene il suo stesso sangue. Nelle sue lunghe solitudini se ne andava pensando ai campi dorati di messi di Malavita, alla fontana di passoladro dove fermava la giumenta per l'abbe_ verata ed egli stesso scendeva dal baroccio per dissetarsi; alle strade polverose, al cinguettio dei passeri lungo i rovetti del Piano Grande da cui si levava - e si leva ancora - alta una palma solitaria. E la fiera di Santa Rosalia, i suoi incontri coi massari che dal lucido pelo delle mandrie ostentavano la bontà dei loro pascoli. Le grandi manate sulle spalle con gli amici della "picciuttanza". Pensava a quando era forte, giovane, padrone e indulgeva ridendo, compiaciuto alle gelosie di mamma, per le libertà che si prendeva con l'Angelina Campa. Spazzata dal ghibli, immersa nelle solitudini, la casa di campagna di Barce, lascia cadere ora, le sue pietre come misteriosi mes_ saggi provenienti dalle remote lontananze del tempo: U PAPA' rimane là, all'angolo, sbiancato, ri_ coperto da un velo sot_ tile come di ragnatela; immagine bruciante di memoria bella e perduta! Il prossimo fotogramma dal titolo: "Tina"
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