8.10.2007

Da fotogrammi del mio tempo:

TITI' AGNELLO

A giudicare dalla proclività di_

mostrata, in gioventù, a disegnare

teste di cavalli e considerate le tra_

dizioni georgiche della famiglia di

origine, Titì Agnello sembrava de_

stinato ad allevare, potendo, cavalli

bradi al pascolo sulla sua tenuta

di campagna.

Questa proclività doveva però poi

precisarsi in una vera vocazione a

dipingere campi, spazi, cieli,

luci dietro le colline.

Dal baglio della sua casa rurale di

Malavita egli ha colto i toni

sfumati ma talora accesi della

natura, adagiandoli poi, con

gentilezza, con amore, sulle

sue tele.

Case solitarie, lontane le une

dalle altre, quelle di "Malavita"

annegate nel sole e nelle stoppie

con a dorso le colline iblee

dalle rocce affioranti e davanti,

laggiù, come da un balcone,

il mare; di mezzo qualche

ciuffo di verde.

Eccoti i dipinti di Titì Agnello.

Case o rocce immerse in

paesaggi glabri, palmizi radi e

surreali.

Tutto è soffuso da solitudine,

quella sensazione che noi e

i nostri padri agrofili, ab_

biamo provato nella cam_

pagna avita, durante le

lunghe estati.

_____________

(1) A Santa Croce, ai tempi in cui le vacche portavano

le campane, la schiatta degli Agnello (detta anche Rieli)

era accomunata a quella dei Mauro, padroni agrari

poco accomodanti da un detto che correva tra i braccianti:

"Mauro e Rieli sparaticci 'nte pieri"

Il prossimo fotogramma dal titolo: "Gino Spadaro di Passanitello"

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