17.10.2007

Apprezzamento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per Giovanni Spampinato.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esprime apprezzamento per l'operato del Giornalista de "L'Ora" e "L'Unità" Giovanni Spampinato, che nella tarda serata del 27 ottobre del 1972, non appena disse a Roberto Campria (figlio dell'allora presidente del tribunale di Ragusa) "costituisciti", venne freddato dagli spari a bruciapelo di una rivoltella automatica e di una pistola a tamburo estratte dal borsello, di fronte al Carcere di Ragusa, dove si costituì, come riferito dall'assassino.

Veniva così stroncata la giovane vita di Giovanni, i suoi progetti, i suoi sogni, le sue speranze, che aveva visto giusto sul grumo d'interessi ragusano "mafia-giustizia-politica", proprio quando stava per pubblicarne un altro inquietante tassello e rivelare il nome ed il movente dell'omicida dell'Ing. Angelo Tumino, anch'egli assassinato nella periferia del paese, la sera del 25 febbraio 1972, a tutt'oggi da mano ignota, nell'ufficialità degli atti.

Secondo il P.M. Tommaso Auletta, la chiave del delitto "fu la paura di Roberto Campria, il quale non ha sparato per tutto quello che Spampinato aveva scritto, ma per quanto non aveva ancora scritto sulle trame dei fascisti e sui pericolosi traffici nei quali erano coinvolti sia Tumino sia Campria. Il delitto è stato una prova di fedeltà a quel mondo"

Il coraggio di Giovanni Spampinato premiato nel corso del 2007 con due importanti riconoscimenti: La giuria del Premio Saint-Vincent di giornalismo gli ha conferito un premio speciale alla memoria, riconoscendo nella sua vicenda quella di tutti i giornalisti rimasti vittima di mafia e terrorismo. L'ordine dei Giornalisti della Sicilia e il Premio Mario Francese gli hanno dedicato una commemorazione speciale a Ragusa, con un convegno sul giornalismo d'inchiesta e ospitando la mostra itinerante del Premio Ilaria Alpi sui diciassette Giornalisti che hanno pagato con la vita il coraggio di documentare la verità. Ecco di seguito riprodotto il pubblico apprezzamento del Presidente della Repubblica:

"Giovanni Spampinato, nella sua città, ha onorato la professione giornalistica e i valori di verità, legalità e giustizia. E' importante che si rifletta sul giornalismo d'inchiesta attraverso le storie di diciassette cronisti, di ogni parte del Paese che, lungo cinquanta anni, hanno offerto significative testimonianze di coraggio professionale, di impegno civile e di dedizione ai principi costituzionali di democrazia e libertà. Queste storie, drammatiche ma esemplari, costituiscono parte essenziale di una memoria condivisa da trasmettere alle nuove leve del giornalismo e alle giovani generazioni".

A distanza di trentaquattro anni il processo contro ignoti per l'omicidio dell'Ing. Angelo Tumino è stato definitivamente archiviato dal procuratore Fera Agostino , lo stesso che ne aveva condotto le indagini preliminari da sostituto procuratore ed a cui era stata trasmessa per competenza e dandogli ancora una volta fiducia, la rigetta richiesta di avocazione delle indagini, dalla Procura Generale di Catania. Il Fera, autoassolvendosi, l'8 gennaio 2007 dichiarava: "Dalla lettura degli atti del fascicolo n.669/72 R.G.P.M. e n. 1629/72 R.G. Uff. Istr. del tribunale di Ragusa c/o ignoti concernente l'omicidio di Tumino Angelo si osserva che non appare alcuna necessaria nuova investigazione diretta all'identificazione dell'autore del fatto criminoso essendo stato a suo tempo esperito ogni utile accertamento e tentativo di pervenire a tale individuazione."

Nel febbraio del 2007 il Fera è stato iscritto nel registro degli indagati del Tribunale di Messina, per i reati di "abuso d'ufficio e favoreggiamento personale" nei confronti di Roberto Campria. Il procedimento è stato attivato in seguito alla denuncia di 46 cittadini rappresentativi ed emblematici di tutta la provincia di Ragusa, che pensano che avrebbe potuto risolvere il caso Tumino, la cui mancata individuazione del colpevole avrebbe determinato la morte di Giovanni Spampinato, in 24 ore. Tesi emergente dall'esame degli atti e già sposata nell' interrogazione parlamentare dell'ottobre 2005 dall'ex Ministro della Giustizia On. Oliviero Diliberto e giorni fa, dal Magistrato del pool Caponnetto-Falcone Sen. Giuseppe Di Lello, che dopo aver definito il procuratore Fera "insabbiatutto sia a destra, che al centro, che a sinistra", aggiunge: "In particolare non si riesce neppure a riaprire indagini , basate su precisi elementi, che riguardano l'omicidio del giornalista Spampinato. Basterebbe l'intervento di un bravo giallista come Carlo Lucarelli".

Il G.I.P. presso il Tribunale di Messina D.ssa M.Eugenia Grimaldi, titolare del procedimento, alla quale è stato chiesto di imputare il Fera anche in ordine al reato di concorso morale nell'omicidio di Giovanni Spampinato, dovrà fissare l'udienza in camera di consiglio. Quando lo farà, le saranno forniti ulteriori elementi di valutazione a sovraccarico dell'imputato.

Il procedimento è all'attenzione della Commissione Parlamentare Antimafia, che ha acquisito una copia del fascicolo.

Dopo le sottoelencate pubblicazioni sugli omicidi Tumino-Spampinato:

"IL TRIANGOLO DELLA MORTE", sottotitolo "Campria - Tumino - Spampinato" di Gianni Bonina, edito dalla Meridie;

"GLI INSABBIATI ", sottotitolo "Storie di giornalisti uccisi dalla mafia e sepolti dall'indifferenza" di Luciano Mirone edito nel 1999 da Castelvecchi;

"MORTE A RAGUSA", sottotitolo "Il delitto Tumino, Giovanni Spampinato e le macchinazioni della legge" di Carlo Ruta, edito per la prima volta dalla Edi.bi.si. il 16.1.2005 e dello stesso autore:

"RAGUSA SOTTO INCHIESTA", sottotitolo "I poteri forti e l'omertà", edito da Le pietre il 23 maggio 2005, in vendita nelle librerie nonostante l'oscuramento per le vie civili, del sito dell'autore "www.accadeinsicia.net" ad opera del tribunale di Ragusa, stigmatizzato nella storica interrogazione parlamentare dell'On. Diliberto e da una vera e propria insurrezione mediatica dal nord al sud Italia, oltre alle reiterate, rigettate richieste di sequestro delle pubblicazioni da parte del Fera alla Procura di Palermo, sede degli editori e l'attivazione di un procedimento penale pendente, fra i tanti altri promossi dal Fera a carico del Dott. Ruta, per "stampa clandestina", presso il tribunale di Modica, che giova precisare, non è in Birmania, dove grazie ad internet ci è stato possibile sapere e vedere come gli aneliti di libertà di un popolo sono stati soffocati nel sangue, ma a 12 chilometri da quello del capoluogo Ragusa e che sia Modica che Ragusa, anche se punte avanzate verso il continente nero, fanno parte dell'Italia e quindi dell'Europa.

in questi giorni è comparso nelle librerie:

"VITE RIBELLI" - Dieci Destini Controcorrente - , edito dalla Sperling & Kupfer, in cui a parlare di Giovanni e del contesto, è il fratello Alberto Spampinato, ne: "Il giorno che assassinarono mio fratello", che, in premessa, lancia una staffilata al "grumo" ragusano, con una bruciante citazione di Georges Bernanos tratta da "diario di un curato di campagna" : "Ci dicono spesso: non sforzatevi di comprendere tutto. Mio Dio! Noi siamo qui proprio per questo". Ed è proprio per questo che Giovanni Spampinato, isolato dalla maggior parte dei colleghi, quando ne aveva vitale bisogno, confidava ad Alberto "Qui la stampa è un'associazione di omertà controllata". Ed è proprio per questo che fu possibile assassinarlo.

A distanza di 35 anni è cambiato qualcosa?

Da "VITE RIBELLI": "Fara?" "Fera. Mi chiamo Fera, non Fara, si limitò a precisare, con tono risentito, il sostituto procuratore ad alcuni cronisti del nord che volevano saperne di più sull'omicidio dell'Ing.Tumino. Disse che l'omicidio gli aveva guastato un tranquillo fine settimana. Stava per aggiungere <<per la prima volta in vita mia>>, ma si trattenne. Come avrebbe potuto convincere chi chiamava da Milano, da Roma o da chissà dove, che Ragusa era la<< provincia babba>>, il luogo in cui non succedeva mai nulla?"

Fera, promozioni intervenute anche in seno al Lions club di Ragusa host, in cui era entrato in punta di piedi qualche decennio fa e di cui è presidente, è ancora a Ragusa e sono quarant'anni, dove si professa, con l'enfasi mediatica dovutagli localmente, ed in atti giudiziari "perseguitato":

da "gaglioffi che disinformano Ministri della Giustizia ", che hanno la dabbenaggine di farsi disinformare; - da rappresentanti delle Istituzioni "pazzi da sottoporre a perizie psicologiche" per le quali è stata espressa piena disponibilità ad effettuarle insieme a lui ; - da "folli grafomani" con tanto di lauree e di pubblici incarichi e famiglie da accudire, "il cui unico pensiero è quello di denigrarlo"; - da incensurati che "si sottraggono alla giustizia e non si lasciano giudicare" come, quando e da chi vorrebbe lui; - da suoi ex dipendenti che ne denunziano gli abusi per "tornaconti personali e familiari", etc...etc...etc... Tutte persone che "osano" reagire compostamente legalmente ed in regime di par condicio alle decine, decine e decine di sue denunce, controdenunziandolo (ma lui, che potendo, cancellerebbe la "dietrologia" dal vocabolario, calandosi nel ruolo del "perseguitato", parla solo di denunce a suo carico), sinceramente convinto com'è, che un "procuratore della Repubblica" debba avere sempre ragione, anche quando sostiene che l'asino vola, il sole è la luna o l'innocente è il colpevole.

Pensa e pretende che sia dovere dei colleghi, nella fattispecie tutti meno anziani e titolati (fino al varo della riforma "Mastella" i procuratori di Valguarnera di Caropepe, di Ragusa o di Modica hanno avuto lo stesso grado e trattamento economico di quelli di Milano, Roma o Palermo, con pari anzianità di servizio), tutelarne l'onorabilità ed il prestigio in difesa del Corpus, avallandone all'infinito, se necessario, le mistificazioni, e, confidando nell'ignoranza altrui e nella campana di risonanza dell' "associazione di omertà controllata", che si debbano scervellare e, perchè no, farsi incriminare, pur di far sì che la storia di questa provincia, ben radicata nel sentimento popolare, venga rovesciata e modellata alle sue esigenze, nella vana speranza che possa divenire quella emergente dall'esito di siffatti processi, che, nonostate tutto, non sempre hanno l'esito programmato dalla sua "forma mentis" con scarsa, paesana lungimiranza, eccezion fatta per quelli perigliosamente approdati e decisi in loco, come per l'oscuramento di "www.accadeinsicilia.net", o da qualche avvocato, per l'occasione giudice onorario presso il tribunale di Messina, come nel caso della condanna di Carlo Ruta e Sebastiano Agosta, col clamore che ne sarebbe seguito e con le conseguenze tutte da vedere ed assaporare.

In buona sostanza, noi RAGUSANI, non dobbiamo sforzarci di capire tutto. Mio Dio! Il procuratore Fera c'è da quarant'anni proprio per questo ed è proprio per questo che non ci vuole lasciare, per non farci spremere le meningi.

Gino Spadaro

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