22.02.2008

Spadaro-Fera: l’informazione e le controinformazioni.


L’intervista resa dal Fera e pubblicata sulla rivista “free time”nel febbraio 2008 contiene inedite affermazioni sugli omicidi Tumino-Spampinato e calunniose affermazioni nei miei confronti.

foto Spadaro: da "FREE in ragusa TIME" n.8 di dicembre/gennaio 2008- foto Fera: da "free time" n.9 di febbraio 2008

Il dott. Fera, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa, va diffondendo ai venti due documenti: una richiesta di archiviazione di un procedimento penale a suo carico ed emessa il 27.3.2007 dal giovane sostituto procuratore di Messina, Fabio D’Anna; una sentenza dai medesimi contenuti del 20.9.2007 di non luogo a procedere emessa da una giovane giudice di Reggio Calabria.
Ebbene. Non posso che esser certo del fatto che il Fera non abbia avuto il coraggio di ostentare, in sequenza (e conseguenza) logica ai predetti provvedimenti, né la mia opposizione alla predetta richiesta di archiviazione né l’appello alla predetta sentenza. Atti, i miei, che servono a ricollocare nella reale posizione i fatti da me narrati alle Autorità Giudiziarie.
Ciò che emerge dal processo celebrato a Reggio Calabria è che, sotto la direzione del Carcere di Ragusa ricoperta da Cesareo (1982-1990),  i capi clan Dominante-Carbonaro (ed affiliati) erano i padroni del carcere… “e perchè incutevamo timore alla custodia…; e perché rivolgendoci a qualcuno all’esterno del Carcere ottenevamo cellulari per tenerci in contatto con alcuni del nostro gruppo fuori…; coltelli…, spostamenti di cella…, lavoro…; colloqui abusivi…; queste cose qua, questi sono i favori”.
Bruno Carbonaro fa il nome e descrive le sembianze del direttore:“bassino e con pochi capelli”.
Con riguardo ad una presunta gambizzazione, preciso che il fatto non mi riguarda; e tuttavia va ulteriormente precisato che Carbonaro Claudio dichiarò che non ci fu nessuna gambizzazione, né questa risulta agli archivi della stazione dei Carabinieri di S.Croce Camerina o della Procura oggi diretta dal Fera, che pubblica arditamente e sprovvedutamente dichiarazioni inesistenti in atti mai fatte da Silvio Carbonaro.
Con riguardo al furto con incendio che si verificò presso una villa in S.C.Camerina ed in relazione al quale si sarebbe verificata quest’assunta gambizzazione, preciso che l’episodio riguardò la villa del dott. Cesareo, per come pubblicato dalla stampa dell’epoca. Insomma, il fatto non mi riguardò, e di fatti io, a S.C.Camerina, avevo una tenuta agricola in cui subii un semplice furto di attrezzi agricoli, di nitrati e poc’altro, furto regolarmente denunziato.
Per onore della memoria, inoltre, aggiungo che dall'aprile del 1990 al 1996 diressi il Carcere di Ragusa, vi ristabilii la legalità, contribuii in maniera incisiva alla prima operazione SQUALO del giugno 1992, grazie anche (e forse soprattutto) ai risultati delle microspie operative piazzate per ben 10 mesi all’interno del carcere ed alla stretta e fiduciaria collaborazione richiestami (ed onorevolmente spiegata) dal Prefetto Prestipino Giarritta, dal Procuratore della Repubblica Frasca e dal Colonnello dei Carabinieri Guarrata.
Gli atti d’udienza dimostrano, infine, che il Fera fu ben riconosciuto da Bruno Carbonaro, che lo distinse tra le sette persone a lui visibili (quattro in prima fila, tre in seconda fila). E non può che essere così, poiché una seconda fila si individua se davanti alla seconda se ne inquadra e si individua la prima, logicamente.


Il Fera, piuttosto che rendere servizio di informazione contraria ai dati, abbia a preoccuparsi di confutare dichiarazioni non mie, bensì del giornalista Giuseppe Bascietto, relative anche alla "valigetta" ed al suo contenuto; di spiegare, oggi, da Procuratore della Repubblica, chi era "il pretore corrotto di Ragusa" di cui manoscriveva Bruno Carbonaro allorché manifestò l’intenzione di pentirsi; di spiegare perché richiese l’archiviazione del dossier del Prefetto Prestipino relativo ad appartenenti al clan Dominante-Carbonaro, affiliati che subito dopo sarebbero stati arrestati dalla D.D.A. di Catania per associazione mafiosa; di spiegare chi era il “personaggio insospettabile” che assicurava, previo compenso, gli sbarchi in franchigia di droga e sigarette nei litorali iblei, di cui riferisce Roberto Campria al maggiore Carlo Calvano; di rendere di pubblico dominio il contenuto dell’asserito incontro informale avuto con Roberto Campria subito dopo l’omicidio Tumino ed  il nome della persona a cui il Campria doveva portare la “valigetta”.Mio Dio! dott. Fera, sforzi la memoria, sprema le meningi, possibile che abbia rimosso dalla sua mente i contenuti di un colloquio così cruciale fino al punto da rispondere all'interrogante “sa perché non ricordo? Perché non gli diedi assolutamente importanza”; di rettificare con urgenza quanto falsamente asserito e pubblicato in lingua italiana ed inglese, anche al fine di screditarmi in piena campagna elettorale, unitamente al Partito che rappresento, che ha già censurato pesantemente e ripetutamente il suo operato.
Affinché la rivista “free time” (di cui suggerisco l'acquisto del prossimo numero) possa rendere giustizia al bene supremo dell’informazione, avverso ogni tentativo di disinformazione o di controinformazione, metto a disposizione della direzione (ma anche di ogni lettore che abbia sete di sapere) ogni fonte di ciò che affermo, <<senza filtro>>.
Chi poi volesse ulteriormente approfondire o partecipare a tematiche sull’argomento della legalità o su altre nobili questioni potrà visitare quanto precedentemente pubblicato su questo blog  www.giustiziaesfatta.com, cliccando nella home page sui titoli che interessano.


Biagio Spadaro

 

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