17.03.2008

"I GIORNALISTI NON PAGHINO IL PIZZO DELLE NOTIZIE TACIUTE"

Non sarà nè Ignazio De Francisci, nè Carmelo Zuccaro a sostituire al vertice della procura ragusana Agostino Fera, ma quasi certamente il Dott. Carmelo Antonio Petralia della Direzione Nazionale Antimafia. Incerta la destinazione dell'uscente settantenne Ninni Fera, che comunque conseverà fino al prossimo giugno la carica di presidente del Lions Club di Ragusa Host, di cui ha festeggiato insieme alla ristretta cerchia di veterani e con l'enfasi mediatica dovutagli in loco, il 50° anniversario della fondazione.

Dott. Carmelo Antonio Petralia

 

Intervista dell'11.03.2008 ad Alberto Spampinato.

Ciao a tutti. Bentornati a terza pagina del tg1 qui a UNOMATTINA insieme a Giovanna Rossiello "Fà la cosa giusta" è la nostra rubrica del martedì quest’oggi dedicata in previsione della tredicesima giornata appunto di ricordo e di impegno per le vittime della mafia. Ieri sera, Giovanna-Rai Uno, ha trasmesso una bellissima fiction che ha raccontato la storia di una vittima della mafia, era con Beppe Fiorello, una bellissima fiction. Ora torniamo a parlare di questo tema insieme appunto ai tuoi ospiti.
GIOVANNA ROSSIELLO: Il nostro ospite è Alberto Spampinato, giornalista dell’ANSA, consigliere nazionale della Federazione della Stampa e fratello di Giovanni Spampinato. Un giornalista che a Ragusa nel ’72 fu ucciso mentre faceva inchieste scottanti. Di che cosa si stava occupando tuo fratello?
ALBERTO SPAMPINATO: In particolare di inchieste sul neofascismo, sui gruppi eversivi che erano le diramazioni dei gruppi collegati con la strage di stato. Inoltre aveva indagato su un omicidio che è rimasto oscuro anche adesso, dopo 35 anni.
GIOVANNA ROSSIELLO: Vogliamo vedere un ricordo di tuo fratello, che è racchiuso anche in questo libro che stanno inquadrando adesso “Vite ribelli”, un ricordo di Francesco Brancatella. Vediamo chi era Giovanni Spampinato.
Il video-ricordo: Era il corrispondente da Ragusa del quotidiano l’“Ora”  di Palermo che negli anni ’70 conduceva battaglie giornalistiche dure e coraggiosissime contro la mafia, la corruzione dei politici, il degrado umano ed ambientale di pezzi della Sicilia. Per un giornalista agli esordi come era il ventenne Giovanni scrivere in quegli anni su quel giornale voleva dire esporsi a critiche talvolta feroci e correre rischi che persone più mature di lui evitavano. Avere comunque un’idea della Sicilia ed una speranza sul suo futuro. Giovanni Spampinato è stato ucciso il 27 ottobre del 1972 a 25 anni da un assassino reo confesso, Roberto Campria, figlio dell’allora Presidente del Tribunale di Ragusa. L’omicida dichiarò di avergli sparato a bruciapelo, perché sotto stress a causa dell’inchiesta che il giovane cronista stava conducendo da mesi sul suo conto e su intrecci mai più chiariti tra mafia, affari e gruppi neofascisti. Molti giovani in quell’epoca inquieta ed oscura presero la via delle armi, molti si girarono dall’altra parte. Giovanni Spampinato cercò invece di guardare dritto in fondo al buco nero della storia siciliana. Lo faceva, era lui stesso a dirlo, per la passione politica che lo animava e perché credeva che quello fosse l’unico modo con quale si poteva fare il lavoro di giornalista.
GIOVANNA ROSSIELLO: Perché era un ribelle Giovanni Spampinato?
ALBERTO SPAMPINATO: Fu un ribelle perché si ribellò alla regola del quieto vivere che porta molti giornalisti, specialmente in provincia, a tenere nel cassetto le notizie quando sono sgradite ai personaggi potenti.
GIOVANNA ROSSIELLO: Ecco, un ricordo che purtroppo è di grande attualità perché sono moltissimi i giornalisti che vivono in situazioni difficili. Quanti sono?
ALBERTO SPAMPINATO: Sono centinaia, non si sa esattamente perché manca un’osservatorio che guardi queste cose con la continuità e con l’attenzione che ci vorrebbe. E’ quello che si sta cercando di fare anche alla Federazione della Stampa adesso, istituendo una commissione che faccia questo lavoro.
GIOVANNA ROSSIELLO: Ricordiamo i nomi eccellenti di questi colleghi che vivono alcuni sotto scorta, Livio Abbate all’Ansa di Palermo e poi ancorra....
ALBERTO SPAMPINATO: Roberto Saviano, Magdi Allam e ce ne sono altri…, per fortuna ci sono anche, volevo dire, dei giornalisti che, come fecce mio fratello 35 anni fa, si ribellano a questa imposizione.
GIOVANNA ROSSIELLO: Ricordiamo allora che un collega un mese fa, più di un mese fa è stato pestato in Sicilia, giù a Partinico, mentre da Teleiato, dava notizie scomode, vediamo chi è questo Giuseppe Maniaci che è il responsabile di Teleiato
SEGUE IL VIDEO SERVIZIO DI FRANCESCO BRANCATELLA relativo a Giuseppe Maniaci che vive sotto scorta insieme a tutta la sua famiglia e la cui figlia Letizia ha ricevuto da poco il premio giornalistico intitolato a Maria Grazia Cutuli ed a Peppino Impastato.  
GIOVANNA ROSSIELLO: voglio ricordare anche la zona grigia di Nino Amadore, un altro giornalista che fa inchieste scomode del “Sole 24 ore” “Professionisti al servizio della mafia”, è la terza ristampa, veramente nel giro di pochi giorni. Perché è importante ricordare e dare spazio a queste splendide presenze che ci sono e rendono ricco il nostro paese?
ALBERTO SPAMPINATO: Perché questa è la realtà. Ed è una realtà di cui si parla troppo poco e invece bisogna cominciare a parlare di queste cose. Devono cominciare a farlo i giornalisti perché questo è un grande problema che proietta un’ombra su tutta l’informazione. Noi dovremmo fare, penso, qualcosa di analogo a quello che fa la Confindustria in Sicilia chiedendo ai suoi aderenti di non pagare il pizzo. Ecco, noi non dovremmo pagare il pizzo delle notizie taciute.
GIOVANNA ROSSIELLO: ecco. E oggi pomeriggio proprio a Roma con Roberto Natale farete un’iniziativa “perché i giornali pagano il pizzo”. Chi può la vada a vedere. Grazie.

Per vedere il videoservizio cliccare di seguito su: http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,News%5E15%5E65113,00.html

Da verificatore privilegiato e sovraesposto delle concluse indagini di Giovanni Spampinato, assassinato da Roberto Campria con lucida e calcolata freddezza, una volta certo che avrebbe reso di pubblico dominio l'inaudito scandalo e da promotore da sempre dell'invito lanciato dal fratello Alberto, mi auguro che venga accolto anche dai giornalisti di questa provincia (che non può e non deve continuare ad essere usata come una riserva di caccia), i cui cittadini invito ad autostimarsi tutti quanti titolari di diritti, aborrendo i sudditi destinatari di favori e razziatori del pubblico danaro, che ne paralizzano la crescita morale, sociale, intellettuale ed economica, in nome dell'unica e dissennata fede in un materialismo senz'anima che sta distruggendo il mondo ed in dispregio dei valori della Patria, della Religione, della Famiglia, della Solidarietà e della Fratellanza.

L'imminente fine del quarantennio di Agostino Fera che ci auguriamo esca definitivamente di scena e comunque dal distretto della Corte di Appello di Catania; l'auspicato avvento del Dott. Petralia, Magistrato di esperienza poliedrica che ha svolto indagini di mafia anche negli U.S.A. e che ben conosce colleghi, uomini e cose di ogni provincia della Sicilia ed in particolare di Messina; la bocciatura delle candidature di alcuni senatori e deputati uscenti del ragusano; l'appuntamento elettorale del 13 e 14 aprile, che non mancherà di penalizzare quanti hanno gabbato per decenni le oggi consapevoli, inviperite ed immiserite popolazioni iblee disinformandole e fuorviandole, sono occasioni da non perdere per rompere con un passato torbido ed inquietante su cui va fatta chiarezza, all'insegna della conclamata "rivoluzione culturale per dire no a tutte le mafie", in difesa della Democrazia, della Legalità, della Meritocrazia.

Gino Spadaro  

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