RAGUSA 20.10.2014

RAGUSA: LAVANDERIA DEI SOLDI SPORCHI

Lo scrivente ha avuto l'onore di conoscere e dialogare col C. te Prov. della G.d.F. di Ragusa Dott. Francesco Fallica: formidabile guardiano delle Istituzioni che ha avuto il coraggio di mettere a nudo l'inquietante realtà ragusana (un vero e proprio vaso di Pandora), dipinta ad arte, da un quarantennio a questa parte, come "la provincia babba", "l'isola felice", l'isola nell'isola" e guai per quanti abbiamo sostenuto il contrario, in primis l'assassinato Giovanni Spampinato, lo Storico dott. Carlo Ruta, lo scrivente, il Cancelliere Capo Dott. Ignazio Andolina, il Giornalista Dott. Giuseppe Bascietto, l'Ing. Sebastiano Agosta, La D.ssa Eurosia Buttitta + 45, l'ex Ministro di Grazia e Giustizia Oliviero Diliberto, il Magistratto Sen. Giuseppe Di Lello Finuoli appartenente al pool Caponnetto-Falcone-Borsellino, etc...etc...

Non poteva che essere così dal momento che, il Col. Fallica, prima di approdare a Ragusa aveva collaborato con l'altrettanto coraggioso Procuratore Antimafia Michele Prestipino Giarritta (clicca di seguito su Il Procuratore Aggiunto della DDA di RC. Michele Prestipino Giarritta dialoga con gli studenti dell'I.T.I.S. e del Liceo Scientifico di Ragusa e su Il Procuratore Antimafia Michele Prestipino Giarritta all' ITIS Maiorana di Ragusa), oggi vicario del Procuratore Capo della Repubblica di Roma Dott. Giuseppe Pignatone (clicca di seguito su Rompere il marchingegno della 'ndrangheta: Giuseppe Pignatone e Michele Prestino Giarritta all'Università Bocconi , su " LE PISTOLE DEL DIRETTORE".

Un trio che dopo avere inferto ferite sanguinanti alla mafia ed alla ‛ndràngheta, oggi si è ricomposto nella nella Roma caput mundi e dell'alta finanza (Fallica, trasferito a Roma, è stato assegnato all'INTERPOL), per cui quanti, privi di morale e malati di avidità sfrenata che ritengono normale, in barba alla Legge ed evadendo il fisco, guadagnare milioni di euro al secondo, al minuto, all'ora, assoggettando, sfruttando ed affamando il Popolo Sovrano, oggi non dormono sogni tranquilli.

pigna

Proc. A. Michele Prestipino Giarritta - Proc. Capo Capo Giuseppe Pignatone

fallforza

Col. Francesco Fallica ed il successore Col. Alessandro Cavalli

L'intervista di seguito riportata rilasciata dal Col. Fallica a Giorgio Ruta il 15 maggio 2012. Sicilia, fa seguito alla pubblicazione "La banca degli amici" (Rapporto sulla BAPR) dello Scrittore Dott. Carlo Ruta edito da "le pietre" l'08 maggio 2006. Banca di cui è presidente dei probiviri l'avv. Di Paola Carmelo, amico, consocio lions, difensore e già ripetutamente co indagato del procuratore Fera Agostino (leggasi cliccando di seguito su: 82)……UN CASO DA 4.000.000/00 (QUATTROMILIONI/00) DI EURO !..!..!..."(8.7.2007) VERSIONE AGGIORNATA AL 17.07.2019) in cui sono contenuti atti giudiziari relativi al Di Paola ed a Giuseppe Pignatone, nella veste di Procuratore Aggiunto di Palermo e di Procuratore Capo di R. Calabria:

L'INTERVISTA:

«Ragusa è una lavatrice di soldi. Le banche devono segnalare le operazioni sospette». Il Comandante della Guardia di Finanza di Ragusa, Francesco Fallica, lo ripete ad ogni occasione utile. «Qui è tutto tranquillo e questo ci deve fare riflettere, non bisogna essere ingenui». Nel suo ufficio al primo piano di un palazzo costruito dal fascismo nella centrale piazza Libertà, a Ragusa, Fallica fotografa la provincia lavatrice. Racconta Ragusa, la provincia in cui la mafia non si vede ma in cui si sente la puzza dei soldi sporchi.  
Colonnello Fallica, lei ha fatto della lotta al riciclaggio a Ragusa una questione di primaria importanza. Che succede a Ragusa? 
Nessuno deve sentirsi escluso dal cancro del riciclaggio, tanto meno Ragusa.  Oggi i soldi viaggiano veloce e lo fanno attraverso flussi non sempre controllabili. È importante il ruolo delle banche perché sono il primo momento in cui i soldi entrano nel sistema. Quindi se la banca è attenta, segnalando le operazioni sospette, il riciclaggio si può attenuare. Incuriosisce che queste segnalazioni sono poche nel ragusano, anzi pochissime, nonostante gli scandali che sono scoppiati in provincia. 
Facciamo parlare le cifre. In un anno quante segnalazioni sono partite dalle banche?

Nell’ultimo anno circa 130. Sono poche, dovrebbero essere molte di più. Nell’ultimo periodo sono cresciute ma non basta. La segnalazione è un aspetto culturale. Molti non segnalano perchè c’è un rapporto personale con il soggetto che compie un’operazione sospetta. Solitamente, abbiamo notato, si segnala quando il soggetto cambia banca, quasi per vendetta. I funzionari sanno quello di cui parlo, e sanno pure perchè non si fanno le segnalazioni. Ma questo comportamento arreca un danno a loro stessi con possibili sanzioni, ma soprattutto perchè si inquina l’economia.

Come e chi ricicla a Ragusa?

Si ricicla attraverso la banca, oppure attraverso i professionisti o tramite attività commerciali. Anche se non penso, quest’ultimo, sia al momento il sistema principale per pulire il denaro. Ragusa è stata definita la capitale del riciclaggio in Sicilia, non penso che questa definizione sia molto lontana dalla realtà.  La vicinanza con Malta è un fattore importante. E poi ci sono state e ci sono presenze di soggetti con precedenti mafiosi che fanno riflettere. Questo ci incuriosisce e stiamo compiendo attività su questo.
Mafia e riciclaggio. Il mito della Ragusa “babba” si sgretola sempre più. Le vostre indagini sull’eolico e sul settore vinicolo sembrerebbero confermare questa tesi. 

Nella zona ci sono stati interessi nell’eolico di alcuni personaggi ambigui con vicinanze mafiose. Questi soggetti si sono infiltrati in provincia tramite passaggi societari che abbiamo osservato. Questo ci fa riflettere e ci stiamo lavorando.  Nel settore del vino io avevo colto, in tempi non sospetti,  alcune intromissioni di alcuni soggetti che vanno approfonditi. La Procura ci sta lavorando.

Perché Ragusa è una zona franca per gli investimenti sospetti?

Perchè c’è un tessuto economico diverso dal resto dell’Isola. Perchè il cittadino ragusano è solitamente per bene, lavoratore, proprietario. Sta bene curando il proprio giardino, non ha tendenze distruttive. Questo aspetto nel tempo è stato colto da gruppi criminali che hanno fiutato l’affare che si poteva nascondere dietro questa tranquillità.  Soggetti nel tempo si sono infiltrati e hanno fatto determinati interessi. È sotto gli occhi di tutti la presenza di colonie di palermitani e trapanesi. Stiamo parlando di persone con profili criminali interessanti. Qui non si è immuni ma ancora non abbiamo capito il quadro generale. Convinciamoci che qui c’è stata e c’è la criminalità organizzata. La tranquillità paga.
Chi comanda a Ragusa? La vicinanza farebbe pensare ad un’influenza dei catanesi.

Qualcuno racconta della presenza di catanesi di massimo livello sul posto. Si racconta che Santapaola abbia fatto parte della latitanza qui. Va detto che qui la mafia non è quella dell’estorsione. È una mafia esterna fatta con presenze forti e io penso sia soprattutto palermitana. 
La mafia ha bisogno dell’appoggio dell’imprenditoria ma anche della politica. 
Che fa la classe dirigente ragusana?

Ancora non ho elementi fondanti per dire che ci sia un coinvolgimento politico. Non è emerso niente per quanto riguarda la politica.

**********

www.giustiziaesfatta.com, nel prendere atto che la provincia "babba", già risultata "<<capitale>> mafiosa d'Italia" (1° pagina de "LA SICILIA edizione di RAGUSA del 16 febbraio 1999), a distanza di 15 anni, grazie all'opera di quanti ci siamo sovraesposti ed alle indagini del Col. Fallica, coordinate dal nuovo Procuratore Carmelo Antonio Petralia è risultata altresì la prima d'Italia per evasione fiscale (clicca di seguito su www.ragusah24.it/2014/04/06/Evasione nella provincia 'babba'? È tra le più alte d'Italia - www.lastampa.it/2014/04/05 La Stampa La mappa dell'evasione fiscale in Italia - La mappa dell'evasione in Italia- Il Sole 24 ore) augura al suo successore, Col. Alessandro Cavalli, buon lavoro, nella certezza che persevererà nella perigliosa opera intrapresa dal suo collega che tutte le persone per bene ringraziamo, della quale le popolazioni iblee attendono epiloghi visibili e tangibili, che servano da esempio a quanti non si rassegnano a prendere atto che è finita l'era dell' "isola felice" dell' "isola nell'isola"e che pretendono di continuare a muoversi indisturbati nella "riserva di caccia", depredandola, come prima, più di prima (leggasi cliccando di seguito su Lontani da Procure e Tribunali macchine infernali ed in particolare il paragrafo n.111 e le pubblicazioni elencate in calce).

AGGIORNAMENTO DEL 23.03.2020,clicca di seguito su:

La storia del Feudo Arancio: manuale d’orientamento per quelli che ..."a Ragusa non c'è mafia"

fallica

Dieci anni fa il superlavoro dell’allora Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Ragusa Col.Francesco Fallica, finì in un nulla di fatto anche perché, forse, la Procura iblea, allora diretta dal successore di Fera Agostino, Petralia Carmelo Antonio attualmente indagato per calunnia aggravata nel procedimento connesso al depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio – non credette molto in quelle indagini o, quale che ne fossero le ragioni, non ritenne di portarle avanti con convinzione, contrariamente a quelle successive, controverse, relative all'omicidio del piccolo Loris Stival ad opera della madre Veronica Panariello che, da condannata a 30 anni, continua a professarsi innocente.

E Francesco Fallica, colonnello delle Fiamme gialle incline alle indagini di sistema contro la mafia e attualmente esperto economico-finanziario presso l’Ambasciata italiana in Brasile, poco tempo dopo fu trasferito, con l’ulteriore conseguenza che le sue investigazioni sul riciclaggio dei soldi sporchi nel ragusano (Bapr) e sulle infiltrazioni mafiose nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, riconducibili al clan Dominante-Carbonaro e dei Casalesi, furono fermate.

Ma la vicenda del Feudo Arancio di Acate, posto sotto sequestro dieci anni fa dal Tribunale di Ragusa (con successivo dissequestro e archiviazione delle indagini) è tutt’altro che chiara. Anzi, di chiaro sembra esserci solo la tracciabilità della sua storia, tutta dentro gli affari di Cosa Nostra fino al passaggio al gruppo trentino Mezzacorona.

E quali siano stati i passaggi sottostanti lo hanno chiarito diversi collaboratori di giustizia che hanno dato nuovo impulso alle indagini, questa volta condotte dalla Procura trentina che, anche in questo caso, si è affidata alla locale Guardia di Finanza.

E così i risultati, nove anni dopo, riportano alle risultanze investigative centrate dal Col. Fallica anche sulle infiltrazioni nel mercato di Vittoria, se è vero com'è vero che il comune è in atto sotto gestione commissariale, che l'importante centro di smistamento ortofrutticolo è presidiato dall'Esercito ed attenzionato da Interforze, che Claudio Carbonaro +14 il 22.10.2019 è stato riarrestato (leggasi cliccando di seguito su Vittoria, il pentito Claudio Carbonaro torna in Sicilia e riorganizza il clanhttps://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/10/24/news/vittoria), che altre operazioni antimafia sono seguite nel ragusano fino a giorni fa, tutte sotto la direzione della D.D.A. di Catania mirabilmente diretta dal Procuratore Carmelo Zuccaro che non mancherà, se non l'ha già fatto, di rivalutare e dare nuovo impulso alle investigazioni del Col. Fallica sul riciclaggio dei soldi sporchi a Ragusa.

La tenuta Feudo Arancio comprende un’ampia distesa di vigneti a Sambuca di Sicilia nell’Agrigentino e ad Acate nel Ragusano e intreccia la sua storia con un filo rosso che parte dai cugini Ignazio e Nino Salvo e giunge a Matteo Messina Denaro.

Il nuovo provvedimento è stato firmato dal G.I.P. di Trento Marco La Ganga, su richiesta dei pubblici ministeri Sandro Raimondi, Davide Ognibene e Carmine Russo. Sotto inchiesta per riciclaggio sono finiti Fabio Rizzoli, ex amministratore delegato del gruppo Mezzacorona, proprietario della tenuta e della cantine; Lucio Rigotti, presidente del consiglio di amministrazione, e i siciliani di Salemi Gian Luigi Caradonna e Giuseppe Maragioglio. (https://www.ialmo.it/news/in-evidenza/la-storia-del-feudo-arancio-manuale-21 marzo 2020).

Mafia: annullato sequestro Feudo Arancio Mezzacorona

Dal Tribunale del riesame di Trento

(ANSA) - PALERMO, 30 APR - Il tribunale del Riesame di Trento ha annullato ieri il decreto di sequestro, emesso a marzo, dei terreni ed edifici delle società Solsicano e Villa Albius sarl del gruppo Mezzacorona, riferibili al brand Feudo Arancio", la cantina siciliana appartenente ad uno dei piu' grandi gruppi vitivinicoli in Italia. Lo rende noto il presidente di Confagricoltura Ragusa, Antonino Pirrè. L'ipotesi avanzata dai magistrati. che hanno indagato i vertici della società, è di riciclaggio di beni appartenenti a Cosa Nostra. "Salutiamo positivamente questa notizia - afferma Pirrè - che rende giustizia e riabilita un'importante azienda vitivinicola, leader nel settore e vanto del nostro territorio".
    "Come affermano i legali di Feudo Arancio - aggiunge il presidente di Confagricoltura - è stata ritenuta radicalmente insussistente l'astratta configurabilità dei reati contestati in relazione agli originari acquisti dei suddetti terreni ed edifici, anche a fronte della evidente trasparenza e tracciabilità delle compravendite realizzate". (ANSA).

Biagio Spadaro Sardo.

Telefax: 0932-820060  —  cell.338.8388966 — posta elettronica:  passanitello@giustiziaesfatta.com